Salvini pian piano si rosicchia tutto il potere in Italia.

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L’avevamo scritto pochissimo tempo fa, nello scorso articolo, di un Salvini che scavalca Presidente del Consiglio, governo, ministri, parlamento, istituzioni, ecc.

L’avevamo chiamato Salvini/Mussolini. Non perchè ci sia il rischio di un nuovo fascismo ma perchè comunque si sta scivolando verso un potere nelle mani di una sola persona, di un governo monocratico non deciso dai cittadini che però rischia di essere l’anticamera della dittatura.

E’ accaduto per l’ennesima volta. Un fatto gravissimo per la stabilità del governo e la credibilità delle istituzioni.

E’ la prima volta che un ministro dell’Interno organizza una riunione sull’economia al Viminale, fregandosene dei ministri competenti per argomento, fregandosene del Presidente del Consiglio e di tutto il governo.

Si è autonominato referente del governo nei confronti del mondo degli industriali, organizzando una riunione, in sede istituzionale, quale il Viminale, invitando Confindustria, Confapi, Confcommercio, Cna, Confartigianato, lega Coop ed altre sigle.

Ha promesso maggiori investimenti sulle infrastrutture, segnatamente TAV, ed una maggiore attenzione alle problematiche degli imprenditori.

Le associazioni di categoria hanno posto molte richieste. Salvini ha promesso loro un innalzamento dell’affidamento diretto da 40.000 a 200.000 euro. Un modo come un altro per evitare regolari appalti sotto precise disposizioni antimafia e adare l’opportunità agli enti pubblici di affidare i lavori agli “amici” ed agli “amici degli amici”.

I media, per indorare la pillola, ci dicono che domani al Ministero del Lavoro Di Maio vedrà gli imprenditori nell’ambito di un tavolo di lavoro sulle PMI.

Mah, per il momento da parte pentastellata si fa finta di non vedere gli sgarbi di Salvini, mi auguro per loro che non si accorgano troppo tardi dello spazio enorme che gli stanno concedendo ed i rischi per l’Italia di un paese in mano ad un personaggio pericoloso per la democrazia e capace di mille giravolte pur di conquistare il potere.

 

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Salvini futuro Mussolini?

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Non sono stato mai completamente ostile a Salvini ed alla sua politica.

Perchè , anche se è vero che spesso parla alla “pancia” degli italiani, quella che esprime le idee meno nobili, è pur vero che si esprime in modo chiaro e non paludato e che dice quello che molte persone “normali” pensano. Questo mentre la solita politica dei soliti partiti sembra fatta di marziani che non conoscono i problemi degli italiani e che non si rendono conto della difficoltà di arrivare alla fine del mese, di sbarcare il lunario, il senso di insicurezza, la sensazione di essere considerati dei “sudditi” e non dei cittadini con dei doveri ma anche con dei diritti.

Mi è piaciuta la sua posisizione iniziale di euroscettico ed il fatto di mettere dentro la squadra della lega economisti del calibro di Borghi e di Bagnai, il contraltare di tutti quei competenti “bocconiani” che hanno portato l’Italia sull’orlo dell’Abisso.

E fin qui ho espresso i “lati positivi” del “Salvinismo”

Passiamo ora a quelli negativi:

Questi mi sono ritornati in mente in virtù di quello che ha detto Salvini alla manifestazione di ieri, 8 dicembre 2018, a Roma, che ha visto la presenza di numerose persone. Salvini ha chiesto

“il mandato di andare a trattare con l’Ue non come ministro ma a nome di 60 milioni di italiani che vogliono lasciare ai loro figli e nipoti un’Italia migliore. Se c’è il vostro mandato non abbiamo paura di niente e di nessuno.”

Questa dichiarazione, che non è stata sufficientemente vista in tutta la sua pericolosità, sembra essere una richiesta di un potere più ampio riguardante la sua persona, Salvini comincia ad esprimersi come un dittatore che vuole avocare a sé tutto il potere, indipendentemente dal governo, dal parlamento e le istituzioni. Salvini parla direttamente alla folla e chiede direttamente ad essa l’investitura per nuovi poteri. Democrazia diretta? No, a me sembrano più che altro “prove di dittatura”.

E’ solo una mia impressione? E’ una esagerazione? A me è parsa una brutta scivolata scappata, nonostante il tentativo di essere il più possibile ecumenico, moderato, apparentemente ragionevole, caratteristiche indispensabili per potersi prendere l’elettorato di Forza Italia ormai in fuga dal Cainano. Ma il personaggio è questo, irrispettoso dei ruoli istituzionali, uno che entra a gamba tesa nei riguardi di qualsiasi figura istituzionale se pensa che questo possa dargli dei vantaggi in termini di consenso immediato.

L’altra mia impressione è che Salvini non abbia un vero progetto politico, ma segua, fiuti , il vento del consenso popolare, le tematiche che possano rendergli più voti, senza rimanere sordo alle richieste che gli vengono da quella parte di imprenditori del nord che erano parte fondante della lega nord, e che spingono per TAV ed altre opere di dubbia utilità per l’Italia ma sicuramente utili per il loro business.

Facendo un paragone “forte”, mi pare un potenziale Mussolini, partito, nella prima ora, come uomo di sinistra, anti-interventista, anticlericale, socialista e finito ad essere esattamente l’opposto quando, spinto dalla sete del potere, preferì scegliere metodi e ideologie più consone con la sua sete di potere. Salvini parla al Popolo, col Popolo per il Popolo ma forse già pensa un suo nuovo ruolo di “uomo forte”, ruolo che già oggi si è cucito addosso.

Lo aiuta il fatto, che come lo era l’Italia del primo dopoguerra, anche questa Italia è un’Italia impoverita, senza grandi speranze, in crisi perenne, umiliata dalle istituzioni internazionali, priva di una sua identità nazionale.

Non siamo ancora a Mussolini, ma ci sono tutte le premesse.

La stessa esagerata attenzione rivolta contro i migranti, non facendo la minima distinzione tra “buoni” e “cattivi” e mettendoli, di fatto, tutti nella stessa categoria di “irregolari”, sta facendo nascere una bomba sociale che prima o poi rischierà di esplodere. E già oggi brutti fenomeni di intolleranza sono sintomi di un futuro non molto roseo. Molta demagogia quindi, anche sul fenomeno migratorio, che va certamente gestito, ma se con la nuova legge, si creano di fatto centinaia di migliaia di “irregolari”, mi chiedo che senso abbia tutto ciò se è evidentissimo che lo Stato non è capace, per sua stessa ammissione, non solo di rimpatriare tutti gli irregolari, ma anche solo di rimpatriare quelli che sono stati espulsi per motivi giudiziari. Stiamo solo dando manodopera alle mafie ed al caporalato.

Infine, occorre dire che il Salvinismo cresce perchè i partiti politici italiani sono sempre più corrotti, distanti dagli interessi degli italiani, guidati da lobbies di poteri forti, ed incapaci di ascoltare i bisogni degli italiani. In più continuano a non capire i danni causati da queste istituzioni europee all’Italia. O l’europa passa da quella delle banche e degli euroburocrati che vogliono solo austerità in base a delle regole assurde, a quella dei cittadini, democratica e rispettosa dei diritti sociali, politici, ambientali, sanitari dei cittadini europei, oppure è meglio starne fuori.

Ebbene, anche su questo Salvini, dopo aver abbaiato per mesi contro gli euroburocrati, adesso abbassa le penne, come uno Tsipras qualsiasi. Anche questo è un dettaglio non di poco conto. Fa il rivoluzionario per prendere voti ed il pompiere per prendere il potere.

Infine: personalmente sono molto scettico sul fenomeno del Leaderismo, non credo né ai “Capi” e neanche ai “Leaders”. Leaders credibili ne nascono pochissimi ogni secolo ed oggi in circolazione non se ne vede nessuno.

Servirebbe un movimento politico alternativo, fatto da cittadini per i cittadini e strutturato in maniera da avere comunque le competenza per governare trovando le stesse nella società civile e realizzando un programma di governo che dia più sovranità ai cittadini in tutti i campi: politica, economia, moneta, salute, benessere sociale, ambiente ecc ecc. Qualcuno pensava che questo movimento ci fosse, ma con i “Movimenti” gestiti da aziende non si va molto lontani, lo si vede benissimo anche oggi.

 

FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE!

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Nel Mondo è tornato il mercato degli schiavi, lager pieni di prigionieri, nuovi pirati assaltano le navi, i bambini lavorano nelle miniere, vengono usati come cavie in sperimenti scientifici, subiscono violenze sessuali e talvolta sono fonte di organi.

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I potenti sprecano risorse enormi mentre un quarto della popolazione muore di fame e gli altri si arrabbattano per sopravvivere.

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Le guerre colpiscono persone inermi, il terrorismo è finanziato da grandi nazioni, campi di concentramento, discriminazione razziale ed occupazione di territori strappati ai loro abitanti sono prassi normali di paesi definiti democratici.

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Nei cieli si sperimentano nuove sostanze, ci fanno mangiare rifiuti e ci fanno respirare veleni.

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Tutto questo avviene OGGI nel mondo.

Qualcuno lo chiama “Progresso”, qualcuno “Civiltà”, qualcun’altro “Religione”, per altri invece è “Scienza”. Per molti invece è l’inevitabile conseguenze delle “Leggi dell’economia”.

Una cosa è certa: in questo mondo non c’è più umanità.

E io posso solo urlare:

FERMATE IL MONDO, VOGLIO SCENDERE!

 

L’emergenza continua nella Valle del Sacco

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Da qualche giorno in rete girano filmati e fotografie di un fiume completamente invaso da schiuma.

Si tratta del fiume SACCO, che nasce dai Monti Prenestini nel Lazio, e scorre verso sud-est per una lunghezza complessiva di 87 km, attraversando la Valle Latina tra i Monti Ernici a nord-est e i Monti Lepini a sud-ovest; a Ceprano confluisce da destra nel fiume Liri.

Un tempo in questo fiume ci si faceva il bagno, si lavavano a mano i panni, i bambini giocavano sulle sponde. Poi le cose sono cambiate… Quello che era una risorsa ambientale importante per il territorio è diventato uno dei fiumi più inquinati d’Italia, ed in gran parte dell’area circostante è vietato il pascolo del bestiame.

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Pur essendo da moltissimi anni uno dei fiumi più inquinati d’Italia, nonostante le proteste di abitanti e comitati, nulla è stato fatto di serio e concreto per bonificare le aree afferenti al Sacco.

Tutto nasce molti anni fa, ad iniziare negli anni trenta ed a seguire dopo il 1945, quando lo Stato tramite fondi speciali, tipo Cassa del Mezzogiorno, finanziò lo sviluppo industriale di tutta l’area. Contemporaneamente al progressivo abbandono della coltivazione dei campi, nacquero numerosissime industrie, di cui molte ad alto impatto ambientale, tipo industrie di produzione prodotti chimici, saponi, pesticidi, plastica, cemento ed altro ancora.

Si trattava di una zona posizionata tra i nucleo industriale di Colleferro e quello di Ceccano. Tra il 1961 ed il 1963 nacque ufficialmente il “Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco” e da allora fu un fiorire di nuove attività industriali.

Il problema fu che molte di queste attività rientravano nella cosiddetta Classe A delle «fabbriche a rischio di incidente rilevante» ai sensi della Direttiva “Seveso” (CEE 501/82).

Ricordiamo ad esempio che a Colleferro si produceva la molecola del DDT e le scorie di questi trattamenti, quando il DDT fu vietato, furono sepolti in zone vicine al fiume Sacco. Inoltre un forte iunquinamento dovuto all’amianto, sia come copertura di molti stabilimenti, sia per la presenza di una industria che produceva manufatti in Eternit.

In sostanza gran parte delle attività sversavano i loro rifiuti ed i loro fumi nell’ambienta in maniera tale da provocare notevoli danni alla salubrità delle aree.

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Nel marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco, nato dal ritrovamento di elevati livelli di beta-esaclorocicloesano (β-HCH), in campioni di latte crudo di un’azienda agricola. E’ stato accertato un inquinamento ambientale di ampia estensione legato alla contaminazione del fiume Sacco da discariche di rifiuti tossici di origine industriale a cui sono stati esposti gli animali di interesse zootecnico e la popolazione umana.

Tra l’altro sembra dimostrato il collegamento tra la presenza di questa sostanza e l’endometriosi, malattia in forte aumento in tutta la zona.

E’ stato fatto quindi un monitoraggio sanitario dalla Regione Lazio

http://www.deplazio.net/it/rapporti/doc_download/165-rapporto-sorveglianza-valle-del-sacco

Nel corso di questi ultimi 25 anni ci sono stati innumerevoli inchieste giudiziarie, interventi di istituzioni, denunce, programmi di bonifica, controlli dell’Arpa, nuove leggi, ecc ecc, però, come si vede ancora oggi, a fine 2018, molto se non tutto resta ancora da fare.

Non si è bonificato, le industrie continuano a sversare prodotti inquinanti, e quelli già presenti nell’area stanno continuando a mietere vittime tra la popolazione.

Oggi ci si indigna per il fiume pieno di schiuma, domani tutti si saranno scordati della cosa. Questa è l’Italia, purtroppo…

Dimissioni da padre di papà Di Maio…

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Ebbene sì!

Dopo lo scandalo delle presunte assunzioni a nero del padre di Di Maio, forte la reazione di Di Maio figlio, che ha intimato al papà di dimettersi immediatamente dalla carica di Padre, come previsto nel codice di autoregolamentazione del blog a 5 stelle.

La madre si è dissociata ed è passata al gruppo misto, mentre i fratelli, per impedire quello che definiscono un abuso,  a casa hanno fatto ostruzionismo in Camera (da pranzo).

Dure le critiche dei parenti di destra e di sinistra, i primi accusano Di Maio di essere uno stalinista mangiabambini, i secondi di giustizialismo.

Intanto Papa Ciccio, alla messa del mercoledì a San Pietro, lancia un monitor dicendo che occorre sempre onorare il padre e la madre. E chi non lo fa rischia di perdere la poltrona e di andare all’inferno. Per Lilli Gruber è chiaro che Papa Ciccio ha parlato ai fedeli perchè Giggino intenda.

Scalfari condanna il vile atto di Di Maio mentre Il Giornale di Feltri ricorda che il babbo di Di Maio oltretutto non sa parlare bergamasco e quindi meriterebbe di andare in carcere a vita.

Rosalba Grilletti da lercino.it

La strage di Pittsburg ed il mito americano

 

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Pittsburg: un uomo uccide 11 persone e ne ferisce 6.

Le persone erano ebrei che stavano in una sinagoga.

Questa è la notizia battuta su tutti i giornali e uscita su tutti i tiggì.

Ok: solita strage made in USA, penso io. Poi ascolto le tv e non mi sembra vero: tralasciano il succo del problema e si lanciano in precise disanime sull’estremismo “di destra”, sull’odio verso gli ebrei ecc ecc.

Il problema vero non viene toccato che di “striscio”. IL problema vero non è che esista gente che odia gli ebrei, perchè c’è chi odia gli ebrei, chi i neri, chi i suoi vecchi compagni di scuola, chi i mormoni, chi le donne, chi invece odia i mancini e chi odia tutto il mondo). NO. Gli “odiatori seriali” esistono dappertutto. Il problema è un’altro.

E’ che negli USA qualsiasi scemo psicopatico può acquistare e tenersi a casa decine di armi da guerra, con tanto di munizioni, in maniera regolare e senza che qualche autorità possa dire qualcosa. E quando questo qualcuno “sbrocca”, prende un fucile mitragliatore da guerra, qualche pistola e un nutrito numero di munizioni, scende in strada è fa una strage. Ci sono state stragi in scuole, in chiese di varie comunità religiose, in centri commerciali, durante eventi di varia natura.

Gli psicopatici esistono dappertutto. Il problema è che negli USA posso tenere tranquillamente una quantità di armi da mettere sotto scacco la polizia di una intera città.

Due le cause principali:

  • una l’industria delle armi che è una delle principali lobbies americane. Senza le quali negli USA non si muove una paglia.
  • L’altra è il mito americano del Cow Boy, del West, del vendicatore alla Rambo, che ben si sposa con una società dalle mille sfaccettature ma comunque estremamente violenta. Basta osservare la produzione cinematografica e televisiva degli States si noterà che la violenza in 9 film su 10 è uno degli elementi che non mancano mai. Certo, ci sono i buoni contro i cattivi, ma i buoni siamo sempre noi ed i cattivi gli altri. Ed il buono ha diritto di intervento , anche in modo violento.

Pensiamoci bene quando Salvini propone la diffusione delle armi presso le famiglie normali. Una scelta del genere sarebbe improvvida e causerebbe una serie infinita di stragi con vantaggi quasi nulli. Perchè se ci si arma contro i ladri, ad esempio, state tranquilli che si alza il livello dello scontro e che i ladri si organizzeranno muovendosi sempre armati ed utilizzando armi ancora più potenti.

Violenza genera violenza.

E’ un postulato che vale sempre e ovunque.

Prendete ad esempio i paesi dove l’america è intervenuta con le armi per portare la sua “democrazia”. In quei paesi è decuplicato il fenomeno del terrorismo, c’è minore sicurezza, la gente vive peggio, c’è una finta democrazia corrotta e la gente è costretta a scappare dal suo paese.

Sì, forse sarò un utopista, però i più grandi saggi e maestri di ogni epoca hanno sempre detto che per cambiare il mondo occorre per prima cosa cambiare sé stessi.

Terrorismo o prevenzione??

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Non c’è niente da fare, ormai la campagne informative riguardanti la sanità assomigliano più che mai a vere campagne “terroristiche”. Invece di informare i cittadini, renderli più consapevoli dei rischi delle varie malattie, in maniera tranquilla e pacata, si ricorre ad immagini come quella che vedete sopra, chiaramente un’immagine forte che sgomenta un po’ tutti, compresi quelli che sono già malati di un qualche tumore e che semmai vorrebbero sentirsi sempre rassicurati, informati correttamente ed aiutati in corretti stili di vita ed alimentari.

Invece nulla. Sull’alimentazione, ad esempio, l’informazione sanitaria è carente, sfuggente, si ha paura di colpire qualche multinazionale e quindi è meglio tacere. L’alimentazione che viene data ai malati di cancro durante le degenze non tiene minimamente conto di quelle che sono le direttive di una corretta alimentazione. Nisba. SI va avanti ancora a pastine, petti di pollo e pureè, nel migliore dei casi.

Ma torniano a questa campagna di “sensibilizzazione”, così la chiamano.

Ecco l’estratto di un articolo di giornale in proposito:

Make Sense Campaign, la campagna europea di sensibilizzazione sui tumori della testa e del collo che dal 17 al 21 settembre metterà in campo numerose iniziative su tutto il territorio.

“Tieni la testa sul collo. Un controllo può salvarti la vita” è il messaggio che mira a sensibilizzare la popolazione nelle piazze di tutta Italia e presso numerosi Centri specialistici. L’obiettivo è quello di sottolineare l’importanza della diagnosi precoce, unico strumento in grado di sconfiggere queste patologie che colpiscono oltre 110.000 italiani (84.000 uomini e 28.000 donne).

Diagnosi precoce… mi vien da ridere… Per un incipiente carcinoma alla prostata, per seguire la procedura del medico ho fatto alcuni esami, con la mutua, per cui ho dovuto aspettare anche 10 mesi. Ogno step, ogni prenotazione, ogni visita, è un calvario. Tempi biblici ogni volta.

Quindi? Quindi piuttosto che fare campagne di “sensibilizzazione” così poco sensibili e che invece utilizzano immagini inquietanti, forse chi si occupa di sanità in Italia dovrebbe spingere affinchè si abbia un servizio pubblico che funzioni meglio, più efficiente e con meno tempi di attesa.

 

E’ caduto un ponte

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Quanto è dolorosa la caduta di un ponte

giovani vite distrutte

famiglie spezzate

una città bombardata nell’anima

ma ci sono altri ponti

che quando cadono

fanno male lo stesso

e fanno anche molto rumore

… nell’anima

Il ponte della solidarietà tra lo stato ed i cittadini

ad esempio

Quando lo stato preferisce correre dietro ai furbi prenditori

legati a comitati d’affari politico-mafiosi

piuttosto che saldare con filo della cura e dell’attenzione

un patto di solidarietà coi suoi cittadini

ed i loro bisogni e necessità.

Cade un ponte quando la nostra vita conta meno

di una azione quotata in borsa

di un voto alle elezioni

di un posto nelle istituzioni

di un mucchio di euro spesi per aggiustare qualcosa

per non farlo venir giù.

Cade un ponte quando il potere

ti guarda con disgusto

quando chiedi più rispetto

più dignità e piu’ attenzione

e ricevi solo dei buffetti patetici

da parte di personaggi patetici

Cade un ponte quando non hai più la casa

o ti constringono a vivere nel loro inferno

non hai più lavoro

o ti costringono ad essere loro schiavo

Cade un ponte quando perdi i legami

col tuo passato ed il tuo presente

con la tua terra

con la tua cultura

col mondo che ti circonda

Ma cade anche un ponte quando vedi un nemico

nel tuo fratello diverso

solo perchè non ti rispecchi in lui,

nella sua apparenza, nel suo modo di fare.

solo perchè non scopri la bellezza

di avere culture, usanze, abiti diversi,

colori diversi

Cade un ponte

quando devi sottostare sotto schiaffo

di quelli che fan parte della “Casta”

alla prepotenza dei più

ricchi

furbi

potenti

delinquenti

di quelli che hanno il monopolio della cultura

magari perchè sono dei baroni

o dei dott prof gran uff imbrogl.

o solo dei poveri dementi che credono

di poter manipolare la vita delle persone comuni

Cade un ponte quando ci si guarda e non ci si vede

ci si parla e non ci si ascolta

ci si tocca e non ci si sente.

Cade un ponte quando tra noi ed il mondo

si frappone lo schermo grigio di uno smartphone

quando l’amore non lo vivi più ma lo fotografi

quando sei un pixel virtuale del mondo

più inessenziale della formica che ti passa sopra la scarpa

più inutile del canto di una cicala

Cade un ponte quando non ti ribelli più delle ingiustizie del mondo

non ti commuovi per un amico che non ce la fa più

non ti smuovi neanche se il tuo paese sta andando a fondo

e se vedi il criminale che è il padrone della tua città, volti lo sguardo dall’altra parte.

 

Ma noi siamo stati creati non per far cadere ponti, ma per costruirli.

Ponti di pace

Ponti di solidarietà

Ponti in cui solo ogni cittadino sia sovrano

ed ogni sovrano sia solo cittadino

Ponti di uguaglianza e di diversità

Di giustizia e di legalità

Di amore e di  rispetto

Con grande fatica

Con grande sofferenza

con grande dolore

Ma anche con passione

con amore

con gioia

e con divertimento sublime.

Grandi opere? No, prima manutenzionare l’esistente…

Appena qualche ora fa è crollato il viadotto Polcevera, a Genova, detto anche viadotto Morandi , dal cognome del progettista dell’opera.

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Un ponte strallato composto da tre piloni principali dai quali partono degli stralli (tiranti) che aiutano l’impalcato a sostenersi.

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Il ponte strallato più famoso al mondo: Quello di Brooklyn a New York

Impalcato che è composto da cemento armato precompresso.

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Riferimenti delle foto:

Di Bbruno – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18775372 

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ponte_Morandi.jpg

Il crollo è avvenuto per collasso del pilone centrale con relativo impalcato. Ancora non sono chiare le modalità del crollo, se l’impalcato abbia tirato giù il pilone o viceversa. I tiranti estremi degli altri due piloni hanno retto ed hanno, fortunatamente, evitato che crollasse anche il resto del viadotto.

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Zona collassata (dentro il cerchietto)

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Il ponte crollato

Quali possono essere le cause del crollo?

Il ponte fu costruito dal 1961 al 1964 dalla Società Italiana delle Condotte D’acqua, per conto di Autostrade.

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Il ponte Morandi in alcune fasi di costruzione

Il progettista fu proprio l’Ing. Riccardo Morandi, e, quel ponte, una striscia lunga totalmente 1 chilometro e 182 metri e larga 18, con un’altezza di 45 metri dal suolo, per l’epoca fu considerata una delle grandi opere d’avanguardia dell’ingegneria italiana.

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Sembra che, quasi immediatamente dopo la sua costruzione, il viadotto soffrì di fenomeni di viscosità del calcestruzzo non previsti in progetto che portavano ad una non orizzontalità del piano viario. Ci furono quindi diversi interventi sulla struttura per cercare di portarla ad una situazione accettabile. Addirittura, negli anni novanta, furono aggiunti  dei cavi nella parte strallata.  Insomma, tanti interventi inusuali per un normale ponte autostradale, che erano sintomo di qualche errore in fase di progettazione.  Mai nessuno, però, lanciò un allarme preciso sulla sicurezza della struttura.

Da qualche tempo il viadotto era sottoposto nuovamente ad una serie di manutenzioni, che in genere avvenivano di notte, quando veniva chiuso il tratto in questione.

manutenzione ponte

Il problema, però, è quello tipico delle strutture in cemento armato che hanno superato i 50 anni di vita: Il calcestruzzo, col tempo e sotto le sollecitazioni climatiche sole/pioggia/neve/gelo , tende, se non adeguatamente manutenzionato, a “sbriciolarsi”.

Tutto nasce col fenomeno detto di “carbonatazione del calcestruzzo”. La calce presente nel cemento si combina infatti con l’anidride carbonica e si trasforma in carbonato di calcio, calcare, che, a differenza della calce, non protegge più il ferro di armatura che comincia ad ossidarsi, ossidandosi, cioè facendo ruggine, si gonfia causando il distacco dei copriferri e man mano il processo avviene sempre più rapidamente mano che si staccano i pezzi più superficiali di calcestruzzo. Insomma è un proprio cancro che corrode l’acciaio del cemento armato indebolendolo sempre di più.

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NB: la foto spiega solo il fenomeno, non c’entra niente col manufatto in questione

Tutto questo avviene sui piloni del ponte e sull’impalcato del ponte, realizzato, nel caso specifico, con cemento armato precompresso.

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Il cemento armato precompresso non è altro che una serie di travi in cemento armato in cui dentro sono infilati dei “cavi” in acciaio che vengono tensionati, prima della messa in opera della struttura. Questa operazione aumenta la resistenza della trave stessa. Però, attenzione,anche questi cavi possono deteriorarsi col tempo e se il fenomeno della carbonatazione toccasse la zona dei cavi precompressi i cavi stessi potrebbe esserci una notevole diminuzione della portata delle travi.

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Il fatto che un ponte del genere “stia in piedi”, dipende dalla condizione in cui si trovano i vari elementi della struttura: Pile, impalcato del ponte, piastre di appoggio impalcato-piloni, stralli. E sì, perchè anche i tiranti , tecnicamente detti “stralli”, aiutano la struttura a reggersi ed hanno anche loro necessità di manutenzionamento. Devono avere la giusta tensione, essere in buone condizioni e non aver perso la loro sezione di resistenza.

Quindi, il crollo può avvenire per collasso anche solo di uno di questi elementi costruttivi. Se ne cede uno, cede tutto l’insieme strutturale.

Detto questo, rimane chiara un’altra questione: tutte le strutture costruite in cemento armato, quando superano il 40-50 anni di età, hanno necessità di un completo monitoraggio strutturale.

Ancora il cemento armato è un materiale da costruzione relativamente giovane. Auguste Perret costruì il primo edificio in c.a. Nel 1903. Da allora sono passati 115 anni e la statistica è ancora incompleta per avere certezze nel lungo periodo.

La durata del cemento armato dipende certamente da: – i materiali utilizzati – progettazione – realizzazione – utilizzo – manutenzione. Ognuno di questi fattori può portare a valori di durata più alti e più bassi.

Io stesso, facendo prove a collasso dei tasselli di ancoraggio dei ponteggi, in genere posizionati su solette in c.a., ho notato valori spesso diversissimi di resistenza.

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Teniamo presente che c’è una correlazione tra la resistenza del tassello, se ben inserito, e la resistenza del cemento armato su cui è ancorato. Ebbene, facendo un raffronto possiamo dire che possiamo avere, in proporzione, del c.a. che porta “1” e del c.a. che porta “3”. Cioè, nel caso di c.a. molto deteriorato, la portata può calare anche del 60/70%, con che risultati lascio a voi il giudizio…

Quindi: invece di inventarsi “grandi opere” Inutili per l’Italia, si cominciasse a fare un serio programma di interventi su tutti i manufatti in c.a. presenti in italia (ponti, edifici ed altri tipi di strutture)in modo che non accadano crolli rovinosi come quello avvenuto oggi a Genova, di cui ancora non c’è un bilancio esatto delle vittime, ma saranno almeno diverse decine.

Aggiornamento 1: qualcuno, su internet, fa giustamente notare che la crisi o presunta crisi economica dei nostri tempi rende più problematici, da parte degli enti proprietari, degli interventi di manutenzione su queste strutture autostradali. Girano in rete molte foto di alcuni viadotti italiani che presentano serie problematiche e che ancora non sono stati adeguatamente tipristinati, nonostante su di essi scorra normalmente il traffico. Mi ricordo un caso in Calabria, ma poi abbiamo casi nel savonese. In sicilia un paio di viadotti sono crollati. Insomma se non è una pandemia poco ci manca. E l’unico modo è investire economicamente su queste situazioni pericolose e chiedersi anche se sia giusto che queste infrastrutture siano in mano ad enti privati che mirano solo al business anche a costo di rischiare il disastro. Cioè, una domanda sorge spontanea: Perchè non rinazionalizzare tutte le autostrade? Si investono gli utili negli interventi, si da lavoro ad imprese, si creano nuovi posti di lavoro e si tutela il patrimonio esistente invece di andare dietro a fantomatici PONTI DI MESSINA o TAV o TAP.

Forse l’AMA non ci ama…

Ovvero: Perchè chiudere i centri di raccolta ingombranti nel periodo ferragostano?

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Stamane vado al centro di raccolta AMA della Laurentina. Volevo portare cartoni e sfalcio. Mi ha stupito molto vedere che con grandi cartelli si diceva che non si poteva più conferire né CARTONE, né CALCINACCI, perchè i contenitori erano pieni. Ma quello che più mi ha colpito negativamente è che c’era un cartello in cui si diceva che per circa 10 giorni a cavallo di ferragosto praticamente ben poco si potrà conferire in questo Centro, che mi risulta essere uno dei più grandi a Roma.

Mi chiedo la ragione di tutto questo. I “Capoccioni” dell’AMA ancora non capiscono che, per tenere pulita una città come Roma, occorre per prima cosa NON DARE ALIBI AI CITTADINI. E invece, troppo spesso, gli si danno, grazie all’inefficienza, alla superficialità dei servizi, all’incapacità di dare risposte alle richieste del cittadino.

LA superficialità riguarda, ad esempio, il fatto che gli stessi operatori ti danno risposte diverse alla stessa domanda, tipo: Questo materiale dove lo devo portare? Non sempre è chiaro cosa fare. Alcune volte accettano un tipo di materiale, altre volte no. Temo poi che la gestione degli ingombranti non abbia come fine alcun recupero di materiale, né riutilizzo né smaltimento differenziato. Da come mischiano cose diverse temo che vada a finire tutto in discarica (!).

Tempo fa mi è capitato di avere alcuni pezzi di asfalto, trovati dentro il terreno del mio giardino. Alla domanda, dove buttarli? LA risposta generica è stata: esistono degli appositi centri di raccolta. Ma quali? Dove? Mah…

Quindi? Quindi invito l’AMA ad una maggiore solerzia nel servizio in modo da non dare alibi ai cittadini, questo già l’ho detto, perchè se uno non ha reisposte certe, e non ha scrupoli ambientali, finisce per buttare le “cose” che non riesce a smaltire per strada, in uno di quei “simpatici”, si fa per dire, accumuli di rifiuti che talvolta si trovano ai bordi delle strade.

PS: da quando ho cambiato casa, circa due anni fa, ho richiesto la possibilità di avere una compostiera ed usufruire del relativo sconto  previsto per chi fa compostaggio domestico. In fin dei conti chi fa questo rende un favore all’AMA ed alla collettività, elimindo una parte dei rifiuti, quelli che emanano più cattivi odori. Importante vista la carenza, nell’Area di Roma, di impianti di compostaggio (credo due, uno a Maccarese ed un altro non ricordo dove). Ebbene ancora l’AMA non si è fatta viva, niente compostiera. Per fortuna, essendo un appassionato del faidate, la compostiera me la sono fatta, autocostruendomela, da solo, ed anche se non riesco a riciclare ad esempio tutto il cocomero estivo, comunque diminuisce di molto la produzione di umido a casa. Vabbè, cara ACea, sarebbe meglio se fossi più vicina alle necessità dei cittadini, aiutandoli concretamente a comportarsi in modo più “virtuoso”…