Terremoti, eruzioni e “prevenzione” e “fatalità”. Lo strano caso del Vesuvio…

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La “Zona Rossa” attorno al Vesuvio (Credits immagine di Gigillo83, from the original of Morn the Gorn – from the file of Morn the Gorn and the file [1], CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15565596)

Si parla adesso tanto di “prevenzione” riguardo ai terremoti, ma mi viene da piangere se penso che ancora oggi, nel 2016, tre milioni di persone vivono tranquillamente alle pendici di un vulcano attualmente dormiente ma attivo, che prima o poi riprendererà le sue attività: il Vesuvio.

L’ultima eruzione è avvenuta nel 1944, più tempo passa è maggiore potrebbe essere la potenza dell’eruzione, i cui rischi sono molteplici, non tanto e non solo per la lava incandescente, ma anche dalla nube di polvere e lapilli incendiari e per i gas venefici che vengono rilasciati e che possono arrivare molto prima di lava e lapilli.

Ma, a parte il monitoraggio dell’INGV di Napoli ed i piani di evacuazione della Protezione civile, che valgono come carta straccia, si  vivacchia aspettando un evento, che, prima o poi avverrà.

Speriamo che ciò avvenga tra 500 anni, ma quando avverrà nessuno parli poi di “fatalità”.

La prevenzione invece dovrebbe essere proprio l’opposto: non mettere mai la testa sotto la sabbia come gli struzzi ma prevenire gli eventi mettendo in opera tutte le azioni possibili per evitare gli eventi stessi, quando possibile, o diminuire i danni quando l’evento si verifica.

Terribile terremoto nel Centro Italia, ad Amatrice; ma dove arriva la Fatalità e dove l’ Ignavia nei confronti dei terremoti?

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Stamattina, mi sono svegliato alle 3,36 circa. Dormivo su un letto  basso a livello pavimento, tipo tatami giapponese. Eppure, pur essendo s terra  a piano terra, sono stato svegliato da una violentissima scossa di terremoto che ha fatto oscillare le pareti ed il  soffitto, mentre i cani fuori abbaiavano disperatamente. La mente è tornata subito al 2009, al terremoto dell’Aquila, Una “botta simile”, se non più forte. Mi sono subito spaventato. Non per me, perché ero conscio che quella scossa partiva da lontano,. ma per i luoghi vicini all’epicentro. Pensavo all’Umbria, alla Campania, a L’Aquila, ovvero tutti i terremoti che mi avevano “svegliato” a distanza, e pensavo alle persone traumatizzate da eventi così brutti.

Ancora adesso, mentre stò scrivendo, la radio descrive la disperata ricerca di superstiti sotto le macerie. Amatrice è stata distrutta, Accumuli, una frazione vicina, è quasi rasa al suolo. La beffa è che la sera prima c’era stata ad Amatrice una sagra, e molti erano i turisti, per lo più romani, che erano rimasti  in paese per la notte. Molte delle vecchie case di Amatrice sono delle seconde case che l’estate vengono riaperte dai proprietari per godere di una vacanza nell’aria fresca del posto.

Tra le prime notizie quella che l’Ospedale di Amatrice è inagibile!

E queste sono le cose che fanno venire rabbia! Che in Italia ci siano  ancora Ospedali che  non ancora messi in sicurezza ed in regola con la normativa antisismica. Ok, i terremoti non si possono prevedere, dicono i soliti “soloni” dell’INGV. A parte che questo non è esatto. Infatti ci sono ormai sempre più studi che ci dicono che è possibile monitorare le zone a rischio terremoto (che in Italia rappresentano la grande parte del territorio) in modo da seguire la “salute geologica” delle varie zone, partendo da vari tipi di monitoraggi (ad esempio il rilascio del radon o lo studio dell’andamento delle scosse sismiche minori, lo studio delle faglie, delle energie accumulate che prima o poi verranno rilasciate e così via).

Certamente non è ancora possibile sapere se domani ci sarà un terremoto nella città X o nel paese Y, ma è possibile avere una probabilità e un andamento della probabilità che questo possa o meno avvenire nel tempo.  E’ vergognoso che in Italia il mondo scientifico in questo campo sia abbarbicato nei propri privilegi e non faccia neanche uno sforzo sul piano della ricerca, nonostante la buona volontà di alcuni scienziati e ricercatori “fuori dal giro che conta” e quindi considerati o mantecatti o scemi.

Ricordiamo che la carta sismica italiana è stata compilata utilizzando la conoscenza dei terremoti passati, dei tipi di terreni e usando un metodo probabilistico che utilizza tempi di ritorno  di un certo tipo. Il tutto ha una sua logica tecnica ma spesso porta a conclusioni errate, perché non è vero che necessariamente che una località dove non ci siano stati terremoti importanti negli ultimi, ad esempio, 500 anni, sia per questo a rischio zero per quanto riguarda la probabilità che avvenga un grosso terremoto.

Un esempio? Prima del 2009 la zona dell’Aquila era classificata di media pericolosità sismica., nonostante si sapesse che nel passato ci fossero stati dei grossissimi terremoti, come quello del 1703, ricordato come “il grande terremoto”, che coinvolse le zone dell’Aquilano e del Reatino.

Il problema quindi non è tanto della previsione, che pure può essere indicativamente fatta a livello probabilistico e “tendenziale”, ma del mettere in sicurezza i luoghi, le costruzioni presenti, molte delle quali, in molti piccoli centri, sono di origine antica e non riqualificate con interventi antisismici. E’ assurdo che ancora ci siano migliaia o centinaia di migliaia di edifici  a rischio terremoto, che strutture di primaria importanza come Ospedali, Scuole, e locali pubblici non siano stato mai messi in sicurezza dal punto di vista sismico!

E poi, non si può prevedere il terremoto per il giorno dopo, anche se studiosi di mezzo mondo ci stanno lavorando, ma si puè fare una “cultura della sicurezza” affinchè le persone, soprattutto quelle che vivono in case molto vecchie, sappiano il rischio che corrono e   cosa fare in caso avvenga una forte scossa. Dovrebbero dare a tutti i cittadini dei “vademecum” che spieghino cosa fare e cosa non fare in caso di terremoto, quali sono le misure da attuare sempre per minimizzare i rischi in caso di scossa e cose di questo genere. Corsi riguardanti  la “gestione delle emergenza” dovrebbero essere fatti A tutti i cittadini italiani!

Invece di buttare dalla finestra miliardi in GRANDE OPERE INUTILI i governi dovrebbero utilizzare i nostri soldi per riqualificare gli edifici, le strutture strategiche (riguardanti ad esempio le comunicazioni, l’energia), fare formazione ed informazione ai cittadini, far fare un monitoraggio serio sul rischio sismico, perché è meglio un allarme ingiustificato di più piuttosto che la calma piatta della politica dello struzzo (metto la testa sotto la sabbia fino al prossimo evento catastrofico).

I politici preferiscono la politica dello struzzo per “non spaventare la gente”, ma questo è un approccio sbagliatissimo, è come dire non facciamo formazione sulla sicurezza sul lavoro perché altrimen ti i lavoratori non lavorano più o sulla sicurezza stradale perché altrimenti gli automobilisti non prendono più l’auto. In Italia manca la CULTURA DELLA SICUREZZA.

Scusate, volevo parlare di questa triste attualità del terremoto ad Amatrice  e son finito a parlare di altre cose. Ma non credo sempre nella fatalità, anzi la fatalità esiste ma i danni che provoca si possono contenere o meno a secondo diversi comportamenti umani, e mi indispettisce quando non si fa nulla per “prevenire”

 

 

 

 

 

Alcune prospettive della “Nuova Mafia”

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Ho avuto modo di ascoltare gli interventi di Roberto Scarpinato,magistrato antimafia già facente parte del Pool di Falcone e Borsellino ed attualmente P.G. Della Corte D’Appello di Palermo, il 19 luglio 2016, in occasione dell’anniversario della strage di Via D’Amelio, in cui erano presenti anche Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Animafia  e Franco Roberti, attuale Procuratore Nazionale Antimafia. Molto interessanti un po’ tutti gli interventi ma quello di Scarpinato l’ho trovato il più interessante di tutti. Mi ha colpito infatti la sua descrizione della nuova mafia.

Parto dalle sue considerazioni per aggiungere qualche mio pensiero in proposito..

Secondo Scarpinato la mafia ha cambiato pelle ed ha assunto varie maschere.

C’è ancora quella mafia di una volta, dei Riina e dei Provenzano, la mafia delle estorsioni, del pizzo, che “amministra” in qualche modo interi territori sfruttando le carenze e l’assenza dello stato mafia che però è più facile da individuare e colpire e che, tutto sommato, oggi fa meno paura e, probabilmente è in declino, in quanto il commercio degli stupefacenti è per lo più in mano alla camorra ed ad altri gruppi criminali, mentre gli appalti in edilizia, in sicilia, su cui la mafia fatturava una barca di soldi, oggi risentono sia della crisi economica che toglie fondi alle amministrazioni locali sia della profonda crisi dell’edilizia.

Poi esiste un’altra mafia, la “nuova mafia”, che svolge in modo  illegale attività legali, non solo e non tanto in sicilia ma in tutta Italia ed anche all’estero.

E’ la mafia degli affari, collegata ai poteri forti economici ed alla massoneria, che non ha bisogno né di esercitare violenza e neanche tanto di corrompere. Si regge sui rapporti di potere e sui meri interessi economici. Entra nell’economia grazie anche alla politica, alle “conoscenze”, alla massoneria.

E qui fa l’esempio delle farmacie, ma sarebbe  uguale il discorso per gli ordini professionali, da ingegnere ne so qualcosa. Ormai, la liberalizzazione imperante, ha portato alla creazione di “Società di Professionisti”, gestite da gruppi  economici, società  pian piano vanno a  che controllare tutte le libere professioni di una volta. Società che entrano a gamba tesa nel settore delle libere professioni avendo solo un unico scopo, quello di guadagnare soldi, al di la di qualsiasi regolamentazione professionale.

Il farmacista, come l’ingegnere, l’avvocato, l’architetto, in futuro, saranno sempre più inglobati in società di proprietà di terzi, in cui svolgeranno attività sempre meno “libere” professionalmente”, in quanto legati mani e piedi  alla società di cui fanno parte. Pensate cosa può diventare l’Italia con una serie di società di professionisti create coi soldi della mafia. Questi professionisti  nella loro professioni non sarebbero più liberi di seguire la loro etica professionale ma sarebbero costretti, con le buone o con le cattive, a seguire le direttive delle società di riferimento.

Pensate ai danni che potrebbe fare un ingegnere chiamato a fare un collaudo che fosse appartente ad una società legata alla mafia ed ai poteri forti. Pensate ai loschi traffici che potrebbe fare una farmacia nel campo di sostanze. Pensate a questi professionisti utilizzati come CTU dai giudici durante i processi. Il tutto avverrebbe “legalmente”! Questo è quello che sta accadendo in Italia e pochi se ne stanno accorgendo

Del resto il momento è difficile, molti professionisti sono costretti oggi a chiudere la loro attività autonoma, principalmente per due ordini di motivi: la scarsa solvibilità della clientela e l’enorme peso burocratico e fiscale che spesso rende economicamente svantaggioso svolgere un’attività del genere, soprattutto per gli studi medio-piccoli. Questi professionisti potrebbero essere attratti dalle società di cui sopra le quali, in cambio di uno stipendio fisso non elevato, garantendo comunque una sopravvivenza economica dei soggetti, si richiederà loro di chiudere un occhio in materia di deontologia professionale quando sia necessario.

Qualsiasi serio professionista sa che invece è proprio il rispetto della deontologia professionale il cardine della professione, altrimenti noi ingegneri potremmo arrivare a firmare qualsiasi pezzo di carta senza neanche guardarlo, con possibili gravi rischi sociali (pensiamo solo ad un collaudo di una struttura). O pensate ad una farmacia che commerci sostanze illegali!

E’ quindi compito del legislatore invertire questa tendenza, che dal governo Prodi in poi ha favorito sempre di più i potentati economici a discapito del singolo professionista, come dei grandi gruppi economici a discapito delle attività di medio o piccolo cabotaggio, attività che rappresentano invece le fondamenta dell’economia italiana. . Le “liberalizzazioni”, partendo dal governo Prodi fino agli “sblocca italia” di Renzi stanno bruciando tutta l’economia sana italiana creando una serie di gruppi di potere finanziari,  che, non a caso,  sono quelli che sostengono la politica.

L’ultima spallata, in termini di tempo, è quella che il governo Renzi sta facendo alla Costituzione Italiana, che semmai dovrebbe essere implementata dal punto di vista democratico piuttosto che “smantellata”. L’obiettivo è quello di avere un esecutivo più forte e meno controllabile, di ridurre gli spazi di democrazia ed aumentare nel contempo gli spazi di impunità per gli uomini di potere.

Occorre recidere i legami affaristici che legano mafia, potere politico, massoneria, grandi gruppi economici, con la compiacenza di parti deviate dello stato (polizia, magistratura, enti di controllo, amministrazione statale e locale).

Ormai la criminalità mafiosa utilizza pochissimo l’arma della minaccia, semmai la corruzione, ma  si preferisce usare altri sistemi solo apparentemente leciti ma che si basano ad esempio sul conflitto di interessi o sugli interessi privati in atti d’ufficio.

Quindi occorre combattere le privatizzazioni, rendere più trasparente la gestione della cosa pubblica, ristabilire la legalità partendo non dal piccolo ma dal grande. Perché non può esistere  legalità dove non c’è la giustizia sociale e dove c’è un forte sbilancio tra il tanto guadagnato da pochi col poco guadagnato da tanti.

Occorre combattere le lobbies economiche, ripristinare la sovranità monetaria, ripubblicizzare la Banca d’Italia, controllare le banche d’affari eventualmente nazionalizzandole, togliendo spazio e forza ai grandi trust presenti in italia. E ri-nazionalizzando tutte le attività che economicamente portano utili, pensao ad esempio alla gestione delle autostrade. Per quale motivi la Fiat o il gruppo Benetton devono “guadagnare” su infrastrutture pagate da tutti i cittadini?

Queste sono alcune riflessioni che, partendo dal discorso”mafia” arrivano a conclusioni solo apparentemente molto lontane. Ma “tutto è connesso”, anche se noi non ce ne accorgiamo ed i media si guardano bene da dircelo. Del resto anche i media fanno riferimento a dei gruppi economici ben precisi…

 

Terrorismo ed emulazione

 

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Ormai ogni giorno esce fuori almeno un attentato in ogni parte d’Europa,

Ascoltando le notizie e vedendo certi video  vengono spontaneamente tante riflessioni

Intanto le TANTE STRANEZZE che traspaiono dalle cronache: tipo il parabrezza del camion assassino a Nizza che presenta forature di colpi di arma da fuoco in tutta la parte anteriore ad eccezione che in corrispondenza del posto di guida. Oppure la richiesta di Hollande al sindaco di Nizza di cancellare tutte le riprese video del comune di Nizza i giorni della strage.

Oppure le volte, e non sono più poche, che i media mettono video che non corrispondono all’attentato in questione (ultimo caso quello di rainews 24 che ha fatto vedere le immagini di una esercitazione fatta in passato spacciandole per quelle di un recentissimo attentato).

E’ evidente che c’è qualcosa che non quadra nel racconto di questi fatti, pur non negando la presenza di vittime. Perché non è mai tutto “lineare” come dovrebbe? Perché si vengono a scoprire, dopo, notizie false messe in onda dai media?

Ma oggi mi voglio soffermare su un altro aspetto, quello riguardante i “terroristi”. Metto il termine tra virgolette perché in realtà i kamikaze non possono essere considerati dei semplici terroristi in quanto la loro azione terminerà certamente con la loro morte. O perché si suicidano successivamente, come sembra sia avvenuto al ragazzo iraniano a Monaco,  o perché vengono uccisi dalla polizia. Mai che si riesca a catturare uno di loro vivo. Alcune volte vengono uccisi dalla polizia anche quando potrebbero essere catturati senza ucciderli. Paura tenere in vita  testimoni .scomodi di retroscena non rivelabili?

Questi personaggi, da quel poco che si sa, sono tutti persone instabili psichicamente, molti di loro sono  dediti a piccola delinquenza, insomma gente facilmente ricattabile o strumentalizzabile da CHIUNQUE.

Questo vuol dire che al mondo vi sarebbero migliaia di psicopatici che possono essre utilizzati in varia maniera da organizzazioni il cui fine è terrorizzare le popolazioni civili. Isis? Terrorismo islamico? Stranamente le vittime sono in buona percentuale gente proprio di fede islamica, perché ormai le città occidentali sono piene di persone islamiche che vivono pacificamente e fanno ormai parte della cittadinanza. Piuttosto  tenderei a credere che ci siano due livelli: un livello più basso di manovalanza in cui  si fa propaganda  isis o chi per loro ed un livello più alto che è quello dei finanziatori, Ormai si sa che i più grandi finanziatori, fornitori di armi ed addestratori di questa genete sono proprio gli americani. Inoltre alcuni emirati del golfo e la stessa turchia hanno rapporti assai poco limpidi con daesh o isis che dir si voglia.

E’ probabile che non sempre ci sia una connessione diretta tra lo psicopatico (termine che uso per brevità, in realtà il termine non è esattamente quello giusto) ed organizzazione che lo “fomenta”. Io sono convinto che in questa escalation di eventi possa avere un posto anche lo spirito di emulazione. Vi ricordate il periodo dei sassi lanciati dai cavalcavia? Le persone protagoniste in negativo di questa “moda” non si conoscevano tra loro eppure, grazie al risalto che ne diedero i media, questi avvenimenti si susseguirono come se ci fosse stata una strategia comume.

In parte potrebbe accadere lo stesso anche oggi. La notizia di un evento terroristico in una parte del mondo o dell’europa in questo caso innesca un nuovo esaltato che provoca un nuovo evento, e così via. C’è l’esigenza di sentirsi importanti, ed anche diventare “martiri” può esserne una conseguenza. Questo tipo di terrorismo  non ha bisogno di strumenti sofisticati. Con un camion noleggiato ammazzi 80 persone, con una pistola o un fucile puoi ammazzare decine di persone, persino con una macchina si possono fare molte vittime. Non parliamo di cosa si può fare con un treno, una metropolitana  o un aereo

Questo vuol dire che da questo tipo di situazioni non c’è alcuna difesa assoluta. Conta molto il lavoro di intelligence e conterebbe molto pacificare le molte zone del mondo che sono oggi in “ebollizione”. Ma questa è l’ultima cosa al mondo che vogliono fare le potenze che comandano il mondo. La guerra è un grande business e non può mai fermarsi. E noi italiani siamo tra i più grandi produttori di armi nel mondo. Se non si spengono i focolai di violenza nel mondo dobbiamo sempre attenderci qualcosa anche noi europei, che ne siamo in qualche modo responsabili. E mi fermo qui, perché il discorso tenderebbe ad allargarsi, a parlare di colonialismo, di sfruttamento delle risorse dei paesi più poveri e così via.

Gravissimo incidente ferroviario tra Corato ed Andria

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“Un ammasso di lamiere contorte, ecco quello che rimane dei due treni”

Incidente ferroviario sulla linea Corato-Andria. Praticamente uno scontro frontale tra due treni in una tratta a binario unico. Il peggior incidente ferroviario che possa capitare.

Fino ad ora si contano 20 morti e numerosi feriti, Non si hanno ancora notizie del numero esatto di morti e feriti  perché ancora si sta cercando tra i rottami dei due treni e perché alcuni feriti sono stati ricoverati con codice rosso..

Un treno di pendolari che si spostano ogni giorno verso Bari per lavoro.

Una linea ancora a “binario unico” (e pensare che invece di rammodernare le tante linee a binario unico presenti nel sud italia si continua a parlare di TAV!)

Non vogliamo commentare oltre, forse non è questo il momento, mandiamo un grande abbraccio ideale a tutte le persone, e le rispettive famiglie, coinvolte nell’incidente.

Siamo vicini al popolo pugliese così colpito questo lutto grandissimo.

IMPORTANTI COMUNICAZIONI DI SERVIZIO:

PS: Oggi martedì 12 luglio 2016 ore 15:30

Serve sangue da donare o ad Andria o a Bari. I feriti sono così numerosi che c’è scarsità di sangue. Se siete di quelle parti e potete, donate!

Soprattutto sangue di gruppo 0 POSITIVO ed RH NEGATIVO

Centro assistenza contatti: 331.171.31.03 – 0883.299.750 – 0883.299.416 – 0883.299.411 (info per i parenti delle vittime)

P.s.:

Le foto sono di Massimo Mazzilli sindaco di Corato, che le ha postate su facebook

https://www.facebook.com/massimo.mazzilli.7

Presentata a Roma la giunta di Virginia Raggi: il dubbi sulla Muraro

Ieri è stato il primo giorno ufficiale di Virginia Raggi Sindaca di Roma. La prima donna sindaco a Roma. Un sobrio discorso di insediamento il suo, in cui si sottolinea l’importanza per le istituzioni di essere più vicini ai cittadini. Infine la presentazione dei suoi 9 assessori (l’elenco l’ho preso dal blog di Grillo):

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1) Daniele Frongia, Vicesindaco e assessore alla Qualità della vita, all’accessibilità, allo sport e alle politiche giovanili
Funzionario ISTAT, insegna in diverse università ed è stato, nella precedente Consiliatura, Commissario allo Sport, promotore del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche e Presidente della commissione per la riduzione degli sprechi.

2) Marcello Minenna, assessore al Bilancio, risorse economiche e patrimonio e titolare dell’assessorato di scopo per la Riorganizzazione delle partecipate
Dirigente responsabile dell’Ufficio Analisi Quantitative della CONSOB e Docente di Finanza Matematica alla London Graduate School of Mathematical Finance e all’Università Bocconi di Milano. Già membro della Segreteria Tecnica del Commissario Straordinario di Roma Capitale, ha collaborato come Consulente Tecnico con diverse Autorità Giudiziarie ed ha insegnato finanza quantitativa nelle principali piazze finanziarie internazionali.

3) Paola Muraro, assessore alla sostenibilità ambientale
Esperta ambientale, ha conseguito numerosi attestati nel settore della “Disciplina e Gestione dei Rifiuti Solidi”. E’ Presidente dell’ Associazione Tecnici Italiani per l’Ambiente ATIA-ISWA, la cui finalità è promuovere e favorire lo sviluppo di una gestione dei rifiuti sostenibile. Da più di vent’anni lavora per Enti Pubblici, Società pubbliche e private che operano nel campo del recupero e del trattamento dei rifiuti organici. E’ stata consulente dell’AMA divenendo, quindi, uno dei massimi esperti nella gestione del ciclo dei rifiuti della Capitale.

4) Linda Meleo, assessore alla Città in Movimento
Docente di economia industriale ed esperta in temi legati all’analisi economica della regolazione, ai trasporti, alle public utilities, all’energia e all’ambiente. Anche ricercatrice applicata presso l’università telematica internazionale Uninettuno e membro del Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziarie-GRIF “Fabio Gobbo” della Luiss “Guido Carli“.

5) Laura Baldassarre, assessore ai Diritti alla persona, alla scuola e alle comunità solidali
Esperta di diritti umani, in particolare dell’infanzia e dell’adolescenza. Dal 1992 all’UNICEF Italia, è stata Responsabile dell’advocacy istituzionale ed ha partecipato ai lavori di Organismi internazionali ed europei, come il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e il Consiglio d’Europa. È stata Coordinatrice dell’Area Diritti dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza.

6) Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, al turismo e al lavoro
Studi accademici a Washington e Parigi, nel 2001 lancia Expedia.it, sito in lingua italiana di Expedia, leader mondiale dell’e-commerce viaggi. Ha ideato come sponsor nel 2006 la ricerca annuale sull’e-commerce in Italia che viene presentato ogni anno in un evento dedicato.

7) Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica e alle infrastrutture
Ingegnere, è stato Segretario generale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica dal 1990 al 1992. Membro di Italia Nostra e del Comitato per la Bellezza Antonio Cederna. E’ tra i più profondi conoscitori dell’urbanistica romana, ha pubblicato numerosi testi in materia, tra cui “Il giubileo senza città”.

8) Luca Bergamo, assessore alla Crescita culturale
Negli ultimi quattro anni è stato il segretario generale di Culture Action Europe (CAE), la più autorevole rappresentanza del settore culturale e museale in Europa. Tra 1996 e il 2004 ha influenzato la vita culturale di Roma creando e dirigendo tante iniziative tra cui Enzimi e la Biennale dei Giovani Artisti

9) Flavia Marzano, assessore alla Roma semplice
Da più di 25 anni opera per l’innovazione della Pubblica Amministrazione. Docente in Tecnologie per la pubblica amministrazione presso le università di Bologna, Torino, Roma Sapienza e Link Campus University, dove ha ideato e dirige il Master Smart Public Administration. L’attività degli ultimi dieci anni si è svolta principalmente nei seguenti ambiti: Open Government, Smart City, Agenda Digitale, Trasparenza, Partecipazione, Open Source, Open data, Cittadinanza attiva, Divario digitale e di genere.

Non conosco nessuno di loro, anche se alcuni sembrano avere una storia  legata comunque in vario modo alla “vecchia politica”,  ma sono molto preoccupato, in particolare, per la presenza di Paola Muraro all’ambiente, in quanto rappresenta la “vecchia filosofia” sul trattamento dei rifiuti  che prevede ancora la creazione di nuovi impianti oltre che di compostaggio ( e va bene) anche di nuove discariche e  soprattutto nuovi inceneritori!

Mentre ormai è chiaro che bisognerebbe andare oltre gli inceneritori, per questioni sia ambientali che economiche, ancora c’è gente che punta su di essi e tra questi proprio Paola Muraro. Questo è quello che scrive la Muraro nel sito ATIA ISWA ITALIA, riguardo i rifiuti a Roma: http://www.atiaiswa.it/2016/05/07/la-gestione-dei-rifiuti-a-roma/

Stranamente il comunicato non contiene più oggi i riferimenti a discariche o a inceneritori  (ha già dovuto cambiare idea?) quando la Muraro parla di implementare il “sistema impiantistico”, che sarebbe poi formato da:

  • TMB
  • Impianti di compostaggio
  • Discariche
  • Inceneritori

La “vecchia ” filosofia dei rifiuti che ha imperato fino ad ora a Roma è di utilizzare gli impianti TMB per dividere i rifiuti indifferenziati in due parti: parte umida e parte secca. Di questi la parte secca (CSS) avente buone caratteristiche calorifere  (in sostanza legno, carta, plastica, ecc) dovrebbe essere raccolta e portata agli inceneritori o ai cementifici dove verrà bruciata.

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La “nuova” filosofia, più ambientalmente ed economicamente sostenibile, prevede invece di spingere al massimo la riduzione, il riuso ed il riciclo e differenziazione dei rifiuti, minimizzando al massimo l’indifferenziato. Togliendo praticamente la parte da bruciare e riducendo drasticamente quella da mandare a discarica, Questo dovrebbe fare il nuovo assessore all’ambiente di Roma, lo farà? Se segue quello che ha fatto e detto in passato, direi di no, se invece smentisce sè stessa potrebbe anche. Ecco il motivo per cui la nomina della Muraro non mi piace per nulla, strano che gli attivisti e militanti del M5S non abbiano avuto niente da eccepire!

Condannato Bossetti in primo grado, ma i dubbi rimangono

 

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Il personaggio sembra uscito da un libro giallo; freddo, antipatico già al primo sguardo, pieno di manie, sempre abbronzato. Massimo Bossetti,  una persona umanamente “sgradevole” già a prima vista, senza conoscerlo. La moglie che viene al processo accompagnata da una persona con una Porsche targata Principati di Monaco certamente aumenta quella luce ambigua che circonda il processo.

L’accusa, nel suo “pressing” per cercare di far crollare l’indagato, non ha avuto un attimo di pietà quando lo ha ufficialmente definito  figlio illegittimo frutto di una relazione extra-matrimoniale della madre o quando frugando nel suo pc ha rilevato una serie di film pornografici (?). E neanche quando i RIS hanno dato in pasto ai media dei filmati, tagliati ad arte,  in cui si vedeva un furgone bianco girare in prossimità della casa della vittima. Gli stessi RIS si sono dovuti poi scusare ufficialmente perché in molti di quei fotogrammi il furgone incriminato NON ERA quello di Bossetti.

Io Massimo Bossetti non l’ho mai conosciuto, quindi non saprei dirvi nulla di personale su di lui. Quello che ho seguito, tramite i media,  è stato il suo processo, con la terribile accusa di aver ucciso una ragazzina di tredici anni piena di vita. Il processo di primo grado è appena terminato con la condanna dell’uomo all’ergastolo. Forse l’uomo è davvero colpevole, forse no.

Di certo nel processo non è stata prodotta nessuna prova certa.

La principale “arma processuale” dell’accusa era rappresentata dalla prova del DNA, Prova incompleta, perché il profilo del DNA dei reperti corrispondeva solo parzialmente a quello di Bossetti (c’è corrispondenza solo in quello nucleare e non in quello mitocondriale).  Qualsiasi esperto criminologo sostiene sempre che il DNA non può mai eaaere considerata una prova unica inoppugnabile ma che deve rientrare in una serie di prove e di meccanismi logici che provino l’accusa.

In questo processo manca l’arma del delitto.

Manca il movente.

Manca la dinamica precisa.

Dicono che Bossetti fosse sessualmente “vorace” ma non sono state trovate delle amanti o delle situazioni pregresse particolari.

Non è chiaro l’orario in cui avvenne l’omicidio né le modalità. Carabinieri e P.M. non sono d’accordo neanchè sul fatto se Yara sia stata o meno rapita, tant’è che alla fine non è stata inserita l’accusa di rapimento.

Esistono testimonianze e ipotesi investigative alternative. Qualcuno ha parlato di una vendetta fatta al padre di Yara, qualcun  altro di un branco di ragazzi. Sembra esserci una testimonianza di una signora che avrebbe sentito un urlo di una donna provenire da un furgone bianco,

Insomma, l’inchiesta ha raccolto una serie di elementi, alcuni contrastanti, e con questi si è pensato di processare una persona.

La cosa per me sconvolgente è che si possa condannare una persona, sputtanandola pubblicamente il più possibile, in base solo ad alcuni indizi, peraltro nessuno dei quali incontrovertibile.

Siamo appena al primo grado di giudizio, la strada è ancora lunga, intanto si attendono le motivazioni della condanna, tramite queste potremo avere degli elementi in più di valutazione e ritorneremo sull’argomento.

Mohammed Alì: ci mancherà il campione e l’Uomo

 

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Mohammed Alì e le sue origini africane…

 

Mohammed Alì, al  secolo “Cassius Clay”, una leggenda sportiva della mia giovinezza.

“Sportiva” ma e non solo. Se infatti è vero che ha incarnato  le sembianze di un immenso pugile (sicuramente uno dei tre migliori pugili della storia del pugilato) è altrisì vero che è stato  un grande uomo, capace di sfide coraggiose in nome di un ideale.

Non sono mai stato esattamente un amante del pugilato eppure ho amato alcuni dei pugili che fecero della “noble art” un insieme di  fantasia e leggerezza, eleganza ed intelligenza. Se a livello italiano il mio mito è stato Nino Benvenuti, veloce rapido, scattante, a livello globale è stato sicuramente Mohammed Alì, di una classe eccelsa e di una personalità unica.

Che pure cambiò completamente nell’arco della sua vita sportiva il suo modo di combattere.

Per la prima parte della sua carriera di pugile la sua figura era assai diversa da quella del classico peso massimo, pesante, massiccio e potente ma anche statico e spesso prevedibile.

Lui danzava sul ring, sembrava una farfalla che punzecchiava i sui rivali che sembravano dei pachidermi al suo confronto. Lui colpiva e schivava, nessuno come lui ebbe la capacità di chivare i colpi, era impressionante quando combatteva a guarda bassa contro dei bestioni che con un solo pugno ben centrato l’avrebbero steso k.o.

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  La sua “guardia bassa”

Ma lui era imprendibile, guardia bassa, il guantone che spesso si muoveva come a dire, vieni, vieni a colpire, ti aspetto. E poi piazzava un diretto fulminante, sfruttando la sua velocità ed il suo micidiale  allungo.

Vedere un suo incontro era un vero  spettacolo. La sua tattica era così diversa da modo di combattere del tempo che lascio sbalorditi e fece pensare, ai più maliziosi e malevoli, che alcuni suoi incontri fossero stati addirittura “truccati”.

La sua grande intelligenza gli permise di vincere dei match che sembravano “chiusi”. La vittoria su George Foreman il 30 ottobre del 1974 è un capolavoro di intelligenza tattica. Di fronte ad un avversario più potente ed anche più in forma in quel momento, Alì adotta una tattica particolare. Nella prima parte dell’incontro sembra essere in difficoltà, chiuso alle corde. Ma non è così. Si “appoggia” alle corde del ring  e lascia sfogare l’avversario facendosi colpire sulle braccia e sui guantoni con centinaia di colpi  che quindi non gli portano alcun danno.

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             Nel match con George Foreman sembra messo alle corde…

Facendo così risparmia fiato ed energia mentre costringe l’avversario ad un pressing inutile e dispendioso. Quando decide di uscire da questa postura difensiva, con la sua velocità e precisione schermistica, migliore di chiunque altro, colpisce l’avversario con degli uno-due improvvisi che non lasciano scampo. Così, mentre l’avversario continua ad attaccare scriteriatamente a testa bassa prendendo un sacco di colpi d’incontro, lui, man mano diventa padrone del ring finche lo colpisce, alla fine dell’ottavo ruond e vince per k.o. mettendo a terra un George Foreman sfinito.

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             Il K.O. di George Foreman

Alla fine dell’incontro, una breve intervista a Mohammed Alì fa capire di che pasta sia  il personaggio è unico. Di fronte all’intervistatore che cerca di fare delle domande, sembra invasato  e snocciola un monologo dicendo che è èil più grande di tutti e poi parte con un pistolotto religioso su Dio e su i suoi amici del Kentuky. In realtà è ancora preda della trance agonistica dell’incontro, che però non gli impedisce di essere estremamente lucido sia nel combattimento sia fuori. Questa forse è un’altra sua grande forza, l’estrema lucidità in ogni momento “clou”.

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       Mohammed Alì durante  una delle sue solite interviste provocatorie

Io ho altri due ricordi del Mohammed Alì pugile: quello della prima parte della carriera, il Cassius Clay, beffardo, provocatore, ballerino nel ring, che insegue, scappa, colpisce come la puntura di una vespa e quello degli ultimi combattimenti, ad esempio il terzo incontro con Joe Frazier, quello a Manile, dove invece il fisico di Mohammed Alì  già aveva qualche crepa, forse la malattia era in fase di incubazione, e lui era molto più lento. Non riuscendo ad essere così abile nello schivare i colpi aveva acquisito la dote di grande incassatore. Le sequenze in cui lui e Frazier si scambiano delle mazzate tremende, fermi sulle gambe ed ognuno incapace a schivare l’avversario, rappresentano alcune tra le pagine più drammatiche del pugilato. Perse Frazier perché all’ultima ripresa dal suo angolo preferirono gettare la spugna piuttosto che fargli rischiare la vita. Bhe, quel match bellissimo ma durissimo si fa veramente fatica a guardare, è estremamente cruento e duro da vedere.

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   Il colpo di K.O. su Joe Frazier

A parte la sua figura di straordinario pugile, non scordiamoci che nel 1960 fu medaglia d’oro alle olimpiadi di Roma nella categoria Mediomassimi, di Mohammed Alì ci resta impressa la sua figura di Uomo a tuttp tondo, capace di gesti coraggiosi come quando si rifiutò di partire per la guerra del Vietnam, rinunciando alla carriera, ai soldi, al successo e mettendosi nei guai col “potere”.

In proposito disse:

« “La mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o qualche altra persona con la pelle più scura della mia, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America, i miei nemici non sono i vietcong, loro non mi hanno mai chiamato sporco negro, i miei nemici sono qui…. allora portatemi in galera»

Altre sue frasi celebri:

“Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.”

Io corro sulla strada, molto prima di danzare sotto le luci.

Impossibile” è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre
“Amicizia” non è un qualcosa che si impara tra i banchi di scuola, ma se non avete  imparato il significato dell’amicizia, non avete imparato nulla.

I “mostri” siamo noi?

 

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Questa storia della ragazza bruciata viva tra l’indifferenza dei passanti è una storia tremenda che ci lascia basiti.

E credo che siamo un po’ tutti responsabili.

Ogni qual volta vogliamo “possedere” una persona che crediamo di amare, siamo un po’ come la  guardia giurata che ha creduto con l’alcool di vendicarsi cancellando la vita della sua ex, bruciandola  viva come se fosse una “strega” (rito medioevale della santa inquisizione) solo perché si sentiva “tradito”.

Ogni volta che giriamo lo sguardo da un’altra parte ignorando una richiesta d’aiuto siamo come quei automobilisti che non si sono fermati alle grida disperate della ragazza.

Non cerchiamo i “mostri” nelle facce degli sconosciuti che ci  passano accanto per strada.

Alcune volte i “mostri” siamo noi e non ce ne rendiamo conto.