Pitbull, una macchina per uccidere?

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Una serie sconcertanti di episodi, l’ultimo dei quali avvenuto ieri, mi hanno spinto a scrivere questo post: gli episodi riguardano attacchi, spesso mortali, di Pitbull, nei confronti di persone.

L’ultimo episodio riguarda la morte di una bambina sbranata da i due pitbull di casa. Il fatto è avvenuto a Flero, in provincia di Brescia. La bimba era appena entrata in giardino quando è stata aggredita mortalmente dai due cani. A niente sono valsi i tentativi del nonno, rimasto ferito, di salvarla. I Pitbull sono rimasti in giardino impedendo ai carabinieri accorsi di entrare, per cui è stato necessario ucciderli per cercare di salvare, inutilmente, la piccola ed il nonno.

La madre ha detto che “l’unico che sapeva trattare con i due cani era il marito, momentaneamente assente.

Altro fatto, accadute sempre ieri, 17 settembre 2017, riguarda tre donne aggredite a casa dal pitbull, di cui una delle tre era la proprietaria, e costrette a calarsi dalla finestra aiutate dai vigili del fuoco intervenuti per salvarle. Il tutto non deve essere stato facile data l’età di due delle donne (76 e 81 anni).

Altre notizie di aggressioni ad opera di Pitbull le trovate in coda a questo post.

Io non sono un esperto di cani, ma da amante degli animali, so che, come dice quel detto “ANCHE LE FORMICHE NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO”. Cioè a dire, non possiamo pretendere nel comportamento degli animali in genere, che debbano agire come neanche noi agiamo. Se noi ci sentiamo attaccati o in pericolo,, reagiamo e così fanno tutti gli animali. Anche gli animali possono essere aggressivi, la pericolosità dipende poi dal tipo di animale in questione. Persino gli animali gregari, abituati a stare in branco e che non sono predatori possono essere pericolosi se, ad esempio, si va ad incidere nel loro “spazio vitale” o ci si avvicina troppo a loro o ad i loro piccoli. Il senso di protezione verso la propria prole è innato in ogni essere vivente. Ma in generale, ogni essere vivente può interpretare, qualsiasi nostro atteggiamento, come una minaccia nei suoi confronti. Pochi giorni fa sono stato punto da una vespa. Ebbene sono stato punto perchè, con un gesto istintivo col braccio ho sercato di allontanarla e lei mi ha punto per difendersi, Altre volte lo fanno per difendere il loro nido. E così è con tutti gli animali. Torniamo ai cani ed ai Pitbull in particolare.

Leggo alcuni articoli in rete riguardo i Pitbull. Vengono considerati in genere cani non particolarmente aggressivi, molto competitivi, molto coraggiosi e molto “tignosi”. Una volta che “prendono” qualcosa (o qualcuno), raramente sono disposti a mollare la presa. Geneticamente sono stati allevati per combattere e per difesa, quindi portano con loro una certa aggressività indotta che non sarebbe però la loro indole. In condizioni normali sono cani tranquilli, docili e pazienti ma di carattere dominante e forte. Capaci di difendere il padrone fino alla fine. Non sono cani adatti per persone che non hanno mai avuto cani, occorre molto “polso” ed esperienza nel saperli trattare. Molteplici i casi di Pitbull che convivono senza problemi con bambini piccoli, subendo anche le torture di questi ultimi. Meglio però evitare di trovarsi in situazioni del genere…

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Il Pitbull può trasformarsi negativamente in un “pericoloso aggressore” in condizioni di forte stress o pressione psicologica, e le sue aggressioni possiamo dire che corrispondono al burn out di un lavoratore stressato. Occorre conoscere perfettamente il proprio Pitbull, la sua psicologia e le sue possibili reazioni indotte, e mantenere comunque dei comportamenti di sicurezza (ad esempio mettere sempre museruola e guinzaglio quando esce fuori di casa, monitorare bene il comportamento a casa in presenza di estranei, bambini o altre persone o animali).

Il problema è però che vanno trattati ed educati in modo corretto. Se invece sono addestrati in modo scorretto e trattati dai padroni in modo superficiali, come si tratta un gatto (il quale non reagirà mai sbranando il padrone ma più filosoficamente scapperà via, e per questo preferisco i gatti!) o un animaletto innocuo, senza considerare ad esempio l’importantissima gerarchia di valori che i Pitbull hanno, il loro senso di appartenenza, si corre il rischio di fare anche grossi guai. Dico questo perchè in genere se l’animale fa qualcosa di scorretto c’è un errore “a monte” che lo ha causato. Il Pitbull ha un capobranco di riferimento, che dovrebbe essere in genere il padrone. I familiari o amici del padrone sono tollerati ma, non essendo considerati capobranco, non sono per il cane un punto di riferimento assoluto per quanto riguarda l’obbedienza. Anche il padrone, comunque, anche se venisse riconosciuto dal cane normalmente come tale, talvolta può essere, per vari motivi, non più riconosciuto come capobranco e quindi non avere più l’autorità necessaria per farsi rispettare. Gli esperti ci dicono che il Pitbull va fatto muovere parecchio, in modo che scarichi la sua forte energia, e va invogliata la sua socialità nei confronti degli altri cani.

Ma di tutto questo, i proprietari dei pitbull, ne sono coscienti? Oppure tengono dei cani così impegnativi ignorandone le problematiche? Talvolta le persone acquistano un cane come se acquistassero, un gioiello, una pelliccia o una bella macchina. L’acquisti, è tua e ci fai quello che vuoi. NON E’ COSI’! A parte che un vero amante degli animali, se vuole un cane, dovrebbe prenderlo tra quelli abbandonati nei canili piuttosto che andare a fare shopping nel negozio, avere un cane che può aggredire qualcuno è come andare in giro con un’arma carica priva di sicura senza saperla custodire. SI diventa un rischio per tutta la comunità umana. La colpa, in caso di incidente, è dell’arma o di chi la possedeva?

Queste sono alcune riflessioni indottemi dai recentissimi fatti di cronaca, e voi, come la pensate?

Avete mai avuto un Pitbull? Cosa ne pensate degli incidenti che accadono con questi o altri tipi di cani?

Altre aggressioni di Pitbull avvenute nel 2017 in Italia:

Villa Raspa. L’altra sera aggredita una donna da un pitbull

Spoltore Notizie-29 giu 2017

L’altra sera, un pitbull (senza museruola e guinzaglio), ha aggredito e ferito gravemente una donna a Villa Raspa di Spoltore, nei pressi della ..

Azzannato ed evirato dal suo pitbull, trentenne gravissimo – Rai News

http://www.rainews.it/…/rainews/…/ContentItem-e9c26e28-a031-4cba-89f7-f0d8002ccd13….

Azzannato ed evirato dal proprio pitbull ieri sera nel suo appartamento in zona via Padova, un 30enne è ricoverato in condizioni molto gravi ma non in pericolo …

Coppia di pitbull azzanna due bambine, una è grave – Varese News

http://www.varesenews.it/2017/02/coppia-di-pitbull-azzanna-due-bambine/596239/

17 feb 2017 – Due cani di razza pitbull hanno ferito due bambine all’interno di un giardino privato.

Donna sbranata a morte. Bimbo di 20 mesi aggredito alla testa: i killer …

http://www.secoloditalia.it/…/donna-sbranata-a-morte-bimbo-di-20-mesi-aggredito-alla-testa…

08 lug 2017 – Una donna nel Reatino aggredita a morte dal suo molossoide. Bimbo di 20 mesi aggredito e morso alla testa da un pitbull dei vicini a Catania: ..

Nettuno – Donna aggredita da un pitbull, il padrone scappa

http://www.ilclandestinogiornale.it › Cronaca

19 mar 2017 – Donna a passeggio con il suo cagnolino aggredita da un pitbull, ma il padrone si dà alla fuga senza prestare soccorso. Per la signora 7 giorni ..

Rezzato, donna aggredita dal cane del figlio | QuiBrescia

http://www.quibrescia.it › Home › Provincia › Bassa bresciana

13 mag 2017 – Venerdì 12 maggio a Rezzato, nel bresciano, una donna è stata aggredita in casa dal cucciolo di pitbull del figlio. Quest’ultimo vive proprio con 

Brescia: donna aggredita dal pitbull del figlio, finisce in ospedale

it.blastingnews.com/…/brescia-donna-aggredita-dal-pitbull-del-figlio-finisce-in-osped…

15 mag 2017 – E’ accaduto che una donna di 65 anni sia stata aggredita dal pitbull del figlio: era uscita dalla porta di casa per ritirare la posta e al suo rientro è ..

Donna mandata a terra e azzannata da un pit bull – Cronaca – La …

lanuovaferrara.gelocal.it/…/donna-mandata-a-terra-e-azzannata-da-un-pit-bull-1.155303…

24 giu 2017 – Brutta avventura per una 45enne comacchiese: è ricoverata al Delta «Ho temuto il peggio». Non è ancora escluso il ricorso a un’operazione.

Pitbull morde il suo nuovo proprietario e non permette ai soccorritori …

MilanoToday-12 feb 2017

Un uomo di 66 anni è stato aggredito dal pitbull che aveva adottato da qualche giorno. E’ successo a Saronno nella mattinata di sabato 11 

Anziana azzannata dal pitbull dell’amica

http://www.quotidianodellumbria.it (Comunicati Stampa) (Registrazione)-15 set 2017

Una donna di 78 anni è stata azzannata dal cane della sua amica, … L’anziana era andata a trovare la sua amica ed é stata aggredita

Cantù, due pitbull sfuggono al proprietario

La Provincia di Como (Registrazione)-20 lug 2017

Uno dei due pitbull, sfuggiti al controllo del proprietario, le è corso … Che, in un secondo momento, ha aggredito la nonna, una donna di 50 …

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La Pazza Gioia, vista un anno dopo la sua uscita…

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Vi parlo oggi di un film in realtà uscito nel 2016 ma che io ho visto solo ieri in prima televisiva su raitre.

Un film che fu molto applaudito a Cannes, dove fu presentato alla Quinzaine des Réalisateurs .

Un film che ebbe molti premi sia ai David di Donatello (5 premi tra cui la regia e la miglior attrice non protagonista, Valeria Bruni Tedeschi) che ai “Nastri d’argento” (7 premi sia a Virzì, che ad Archibugi, che ad entrambe le attrici).

Due le protagoniste: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. Diciamo subito che l’ottima regia di Virzì si affida moltissimo su queste due attrici, che io amo particolarmente. Due attrici tanto belle quanto brave.

Valeria Bruni Tedeschi, che incarna stupendamente in ogni film la femminilità nel mondo di oggi e Micaela Ramazzotti, straordinaria e camaleontica attrice che ogni volta fatico a riconoscere. Ogni nuovo personaggio si trasforma anche fisicamente fino a rendersi irriconoscibile tra un film ed un altro.

Tanto Valeria esprime sempre la stessa fisicità femminile, tanto Micaela si trasforma ogni volta.

Il tema era impegnativo.

Il disagio mentale. Virzì ha narrato che l’idea del film, l’amicizia delle due donne, nacque vedendo, mentre era sul set di un altro suo film, sua moglie, Micaela Ramazzotti, incinta, camminare sulla neve in modo incerto, aiutata amorevolmente dall’amica Valeria Bruni Tedeschi. E’ bastato questo “flash” per dare il primo decisivo spunto al film di Virzì, il quale si è fatto aiutare da Francesca Archibugi, che già aveva narrato i temi intorno al “pazzia” in altri film.

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Vedendo il film mi è venuto in mente, trovando delle analogie riguardo non tanto alla trama ma al movimento corale dei personaggi, niente di meno che “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Questo mix tra drammaticità e comicità, spesso involontaria, dei personaggi.

L’incontro tra due donne con due percorsi di vita completamente diversi, la Bruni proveniente da una famiglia ricca che si era rovinata per colpa del suo bizzarro carattere, altalenante, che la portava a rapportarsi col mondo in maniera ingenua, mettendola in mano a truffatori di ogni tipo e che ogni tanto la portava a compiere gesti clamorosi. La Ramazzotti invece, donna di umili origini, ragazza madre, col figlio che le era stato tolto dai servizi sociali.

Questa assenza del figlio nella sua vita l’aveva portata ai limiti della follia.

L’incontro di questi due caratteri bizzarri crea quella scintilla che cambia completamente la loro vita. Il loro rapporto le rende diverse, la cura che ognuna delle due pone verso l’altra ha una influenza terapeutica reciproca. Quello che le persone “normali” non riuscivano a dare loro se lo “regalano” vicendevolmente loro stesse, ed ognuna trova la sponda per sistemare, se non risolvere, i lati oscuri della loro vita.

Quante riflessioni si potrebbero fare riguardo al “disagio mentale” visto dalla parte di noi (sedicenti) persone “normali”. E su strutture sanitarie incapaci di fronteggiare questo fenomeno e su medici che non comprendono nulla di quello a cui hanno a che fare. Bellissima l’immagine del medico che, vista la Ramazzotti ranicchiata, quasi svenuta, sopraffatta più che altro da un senso di solitudine e disperazione, l’abbraccia e la rialza. Ricordandosi per un attimo di essere un uomo, in grado di avere compassione del dolore, prima ancora che essere un medico che applica freddamente spesso inutili terapie.

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La loro avventura fuori della comunità dove si erano conosciute, questo tuffo nel mondo come due novelle “Thelma & Louise” (la citazione è evidente e sottolineata dalla scena in automobile). Dà una scossa alla loro vita.

La sceneggiatura ogni tanto vacilla, talvolta sembra incepparsi il meccanismo, ma poi riprende forza, grazie all’energia delle protagoniste.

Certo, vedere il film in TV non è lo stesso che vederlo al cinema, ma nonostante tutto, nonostante le sempre tremende interruzioni pubblicitarie, sono riuscito ad arrivare alla fine appeso a quella tensione emozionale che correva lungo il filo del racconto.

Complimenti a tutti, oltre le due protagoniste abbiamo visto alcuni attori comprimari di una certa importanza, da Anna Galiena a Marco Messeri, invecchiati come si invecchia tutti, purtroppo, ma sempre validissimi attori.

Terrorismo “Low cost”…

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La nuova frontiera del terrorimo “low cost”: il furgone sulla folla…
Un furgoncino come ce ne sono milioni, due o tre persone, in genere reclutate tra la delinquenza comune, meglio se provenienti da un paese arabo, ma anche no.
E per quanto riguarda il “terrorismo” tra virgolette, alla domanda “perchè” e “chi”? chiedetevi invece “cui prodest” e scoprirete che dietro magari c’è il business della sicurezza, delle armi e c’è un neocolonialismo rampante pronto a inventarsi nuove guerre.
Una lotta armata che abbia un retroterra politico credibile dovrebbe colpire i potenti della terra, mai dei cittadini innocenti.
Invece questi attentati fanno solo vittime innocenti. In Europa, in Africa, in Medio Oriente, in Asia, dovunque sempre le stesse vittime inocenti.
Quando vedete ancora queste immagini o ascoltate notizie del genere, pensateci. A chi ci può essere dietro.
Niente guerre di religione, niente “ideali” politici, sia pure distorti, solo il Potere che pretende le sue vittime sacrificali.
Noi, “normali” semplici cittadini, uguali in ogni parte del mondo nella nostra fragilità.

L’ecologica trappola per vespe

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E’ ecologica anche se  in fin dei conti fa sempre un po’ di dispiacere uccidere delle creature, anche se si tratta di fastidiose vespe.

Questa trappola per vespe è fantastica, basta mettere dentro un po’ di acqua zuccherata ed un pezzo di frutta per attirare vespe, mosche ed anche formiche. Sì, perchè al nell’acqua zuccherata ho aggiunto anche bicarbonato e lievito di birra, che non fanno bene alle formiche ed arrivano ad ucciderle (non ho capito né il meccanismo né la tempistica ma sembra che funzioni).

La trappola l’ho messa da un paio di settimane, attaccata ad un ramo dell’albero ed almeno 2 vespe al giorno le ho eliminate, alcuni giorni molto di più…

Ogni due giorni la pulisco e sostituisco l’acqua zuccherata e tutto il resto. Che dire, funziona! Senza usare sostanze nocive. Ogni tanto rimane intrappolata qualche mosca. Le formiche vengono dal ramo dell’albero, soprattutto quando non c’è nessuna vespa, e si gettano avidamente nell’acqua zuccherata. Col trucchetto del bicarbonato+lievito di birra qualcuna ci rimane secca…

Però la cosa riguarda pochissime formiche mentre invece servirebbe un “marchingegno” che agisca su molte formiche, che mi sembrano abbastanza immuni da trappole ed altri congegni, che funzionano in modo assai parziale e poi sono composte anche da sostanze velenose.

Le formiche hanno un’organizzazione sociale eccezionale,  quelle “contadine” che si occupano della frutta degli alberi o delle piante dell’orto, quelle che girano per casa, sembra che non ci sono, ma se lasci una caramella per terra dopo un’ora trovi  un’ammasso di formiche che ti chiedi: ma da dove sono venute?

Ma delle formiche parlerò un’altra volta.

Per oggi il post era dedicato a questo marchingegno geniale che toglier di mezzo le vespe, che in campagna ce ne sono tante. Mi dispiace per loro, ma almeno questo problema l’ho risolto!

 

I LAVAKA DEL MADAGASCAR

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FOTO PRESA DA: http://voices.nationalgeographic.com/2013/12/16/journey-behind-the-lens-dodging-madagascars-plague-outbreak/

I lavaka in Madagascar sono il risultato di un secolare processo di erosione del terreno causato da una continua deforestazione del territorio che, in circa 2000 anni, ha perso oltre il 90% delle sue foreste.

La causa, un sistema di coltivazioni che prevedeva di bruciare una fetta di foresta per poter coltivare riso o altro, che cresceva velocissimo dopo la stagione delle piogge. Questo, all’inizio veniva fatto in spazi limitati ed a rotazione, con un periodo di “riposo” del terreno che poteva durare anche alcuni decenni in cui la foresta poteva rinascere parzialmente e quindi non aveva un grosso impatto ambientale.

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FOTO PRESA DA: http://www.lucabracali.it/portfolio/madagascar-2/

Quando poi questo sistema è diventato più diffuso ed ha interessato aree molto più vaste, in tempi più ristretti, il territorio non ha avuto più la capacità di “rigenerarsi” e dopo gli incendi ed è diventato sempre di più sterile ed improduttivo. Nel periodo coloniale francese c’è stato il boom della deforestazione ed oggi i risultati sono devastanti.

Via via abbandonato dall’uomo il questo terreno ha visto impoverirsi la copertura vegetale ed hanno cominciato a nascere queste “ferite” del territorio, chiamate in lingua locale “LAVAKA”.

Queste ferite sono molto appariscenti nel paesaggio in quanto mostrano il rosso del terreno lateritico ricco di ossidi di ferro, non per nulla il Madagascar è definita “L’isola rossa” e sorvolandola si nota effettivamente una forte prevalenza cromatica del rosso persino su alcuni fiumi, che trascinano parte della terra erosa verso il mare.

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Il Madagascar è un paese bellissimo che merita assolutamente di essere visitato, un incredibile mix tra asia ed africa, con alcune specie vegetali ed animali uniche al mondo. Dedicheremo altri post a questo bellissimo paese.

 

 

25 Anni dall’uccisione di Borsellino…la mafia c’è ancora…

 

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19 luglio 2017. Ennesimo anniversario della barbarica uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ricordiamo anche loro perchè ci hanno donato la vita per combattere la mafia e per  farci vivere meglio.

La mafia c’è ancora…

Ad esempio, dietro i ROGHI di questi giorni, spesso pilotati da qualche manina mafiosa, dietro la corruzione endemica dell’italia, dietro la malagiustizia ( vedere il caso Bossetti, ad esempio). Un Italia dove il cittadino è sempre più suddito, mentre una classe digerente (non è un refuso, non volevo dire dirigente) sempre più attaccata alle sue prerogative mentre molti anziani sono costretti a cercare cibo nei cassonetti.

La Mafia è dietro il POTERE.

Pensate a REGIORGIO che va in vacanza, rigorosamente con volo di stato (il suo rapporto con i viaggi aerei è stato sempre motivo di critiche, da quando era eurodeputato e godeva di rimborsi esagerati) portandosi dietro uno stuolo di segretarie e di uomini di scorta, pagati dalla signora Maria di Vigevano che campa con 450 euro al mese, mentre il sovrano della malapolitica italiana incassa una serie strepitosa di pensioni d’oro che si sono accumulate nel corso degli anni. Certo, non possiamo dire che Napolitano sia mafioso, ci mancherebbe altro, ma come non ricordare tutta la sua carriera politica, come quando da ministro dell’interno secretò le confessioni di Pasquale Schiavone sui rifiuti tossici della Terra dei Fuochi?

Oggi tutta l’Italia è la TERRA DEI FUOCHI.

E la colpa non è di NESSUNO. Come sempre…

LA MAFIA E’ LA POLITICA CHE NON SERVE PIU’ I CITTADINI MA CHE FA I FATTI SUOI

Come si può commemorare Paolo Borsellino, UCCISO DALLO STATO PER MANO MAFIOSA?

Come si può commemorare Paolo Borsellino, LASCIATO SOLO DAL CSM e da tanti suoi colleghi?

Come si può commemorare PAOLO BORSELLINO quando uomini politici vicini alla mafia ed alla camorra, continuano tranquillamente a fare i loro affari, protetti da organi deviati dello stato?

Scusatemi se il 19 Luglio 2017 mi trovate un pochino incazzato…

Appello Bossetti: In-Giustizia è fatta!

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In-giustizia è fatta!

Bossetti condannato anche in appello

La Corte di Assise di Appello di Brescia, dopo ben 15 ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti.

Dio solo sa, o chi per lui, se Bossetti sia o no l’assassino di Yara.

Certo è che è stato confermato l’ergastolo in base ad una serie di deboli indizi, dove manca una vera PROVA, manca il movente, manca l’arma del delitto, mancano tutti gli elementi che in genere si reputano necessari per avere, AL DI LA’ DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, la certezza giudiziaria di colpevolezza.

Le prime osservazioni che vengono in mente sono:

  1. La Corte d’Appello ha impiegato ben 15 ore per prendere la decisione, sintomo di decisione “sofferta”
  2. La Corte D’Appello probabilmente non se l’è sentita di smontare il castello accusatorio, sarebbe significato che tutto quello che gli inquirenti e la giustizia avevano fatto fino ad oggi era stato sbagliato, e sarebbe venuto fuori un gran polverone. Nel dubbio, invece che “pro reo”, si è preferita la scelta “conservativa” di confermare la condanna.

Ricordiamo l’Odissea di Massimo Bossetti:

  • Sbattuto in prima pagina come mostro sanguinario ed assassino, questo muratore dalla faccia imbronciata e per giunta abbronzata era già dall’inizio la vittima sacrificale di una inchiesta che ha fatto acqua da tutte le parti. Dico “muratore”, perchè, probabilmente, se fosse stato, ad esempio, un commercialista affermato, gli inquirenti ed i media sarebbero stati ben più cauti nell’usare tutta la violenza mediatica che è stata usata. Invece trattasi di semplice muratore, per giunta un po’ “sbruffone”, tanto da meritarsi, da parte dei colleghi, del nomignolo de “il Favola”.
  • Invece comincia l’assalto contro Bossetti. Intanto si indaga sulla sua vita privata. Si insinua PUBBLICAMENTE che la moglie LO TRADISCE. Ma questo non è sufficiente, si accerta che sarebbe figlio di N.N., ed anche questo, naturalmente, viene riportato sulle prime pagine dei giornali. Muratore, Cornuto e Figlio di N.N. Si prestano bene per creare la figura di colpevole.
  • Si sequestra il pc di Bossetti. Apriti cielo! Si trova del “materiale pedopornografico” (praticamente qualche filmetto porno). ECCO UNA POSSIBILE PROVA!! ( ma prova di che??)
  • Intanto l’inchiesta naviga nel buio. Altre “prove”: Il furgone della ditta del Bossetti , ripreso dalla telecamera di sorveglianza, che fa continui giri attorno alla palestra di Yara. Filmato reso pubblico dagli inquirenti (!) e che poi si rivela un fake clamoroso perchè il 90% dei furgoni bianchi ripresi NON erano quelli della ditta di Bossetti
  • Il ritrovamento del DNA, che dovrebbe essere la prova suprema di colpevolezza. Non entro nei dettagli e vado a memoria, comunque ci sono delle forti incongruenze su questo DNA. Ne manca un tipo, le tracce sono debolissime, ed il perito di par te smonta completamente la tesi dell’accusa. Insomma da solo questo indizio non reggerebbe mai in un processo normale!
  • Non viene sufficientemente indagato il mondo della palestra frequentata da Yara, la sua amica insegnante, il custode, e poi le persone che vengono in palestra nel corso di eventi o per accompagnare parenti e amici. Ci sono tanti piccoli particolari con delle stranezze su ui si “sorvola”
  • IL muratore marocchino indagato all’inizio e poi prosciolto
  • Le presunte minacce ricevute dal padre di Yara per una sua testimonianza su un caso di mafia. Per gli inquirenti è una falsa pista che non porta a nulla.
  • A tutt’oggi non è sicuro quando il corpo di Yara sia stato messo lì dove è stato trovato.
  • Secondo i periti di difesa, il corpo fu messo lì in un secondo tempo e le tracce di DNA potrebbero essere state “aggiunte”.
  • Ah, altra “PROVA”, secondo l’accusa. Le “ celle “ telefoniche su cui spesso il cellulare di Bossetti si sarebbe trovato nel corsi di conversazioni telefoniche, risultano essere quelle vicine alla casa di Yara. Grande prova questa, visto che anche il Bossetti abita a poca distanza!
  • Abbiamo detto, niente arma, niente movente, sì, una presunta violenza sessuale andata male, ma da dove risulterebbe mai? Nessuna Prova. Perchè Bossetti avrebbe preso a sprangate Yara, come risulta dall’autopsia?
  • Solo tenui indizi legati insieme dalla voglia di avere per forza un capro espiatorio.

La verità è, che come alcune volte accade, l’inchiesta è partita subito col piede sbagliato e quando è così e si cerca di trovare le prove dopo che si pensa di aver trovato il colpevole, si fanno molte “fesserie”. Questa è un’inchiesta con duemila punti oscuri, che non sono stati chiariti.

Non si può condannare Bossetti per tenui indizi, senza prove, senza il ritrovamento di una “pistola fumante”.

La conferma della condanna di Bossetti mi fa paura, perchè è l’esempio di come si può creare un castello accusatorio dal nulla che poi è impossibile smontare senza far fare una pessima figura a chi ha svolto le indagini. E che certi indizi, se non confermatgi da PROVE CERTE, sono armi pericolose messe in mano ad inquirenti privi di onestà intellettuale. Per cui un qualsiasi normale cittadino, in base ad una cella telefonica, ad un pezzettino di DNA incompleto e deteriorato, a determinati comportamenti non rilevanti penalmente ma solo mediaticamente, si può trovare vittima di una inchiesta “MONSTRE” che lo tritura psicologicamente, moralmente e fisicamente.

Io non so se Massimo Bossetti sia stato o no l’omicida di Yara, ma so solo che la Giustizia, con la “G” maiuscola, per condannare all’ergastolo un cittadino italiano normale, anche se fosse un pregiudicato ( e non era il caso di Bossetti), deve avere PROVE CERTE ED INOPPUGNABILI. Altrimenti, quando la certezza non c’è, è meglio assolvere un possibile colpevole, piuttosto che condannare un ipotetico innocente.

Panico a Torino …

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Sui tanti feriti ieri a Torino durante la trasmissione della partita Juventus-Real Madrid a Piazza San Carlo a me vengono spontanee alcune riflessioni e domande:
1) Il terrorismo ha ormai creato uno stato di allarme ingiustificato nella popolazione?
2) Non è colpa anche dei media pubblicizzare oltremodo ogni attentato ed ogni fatto di sangue pur di fare audience? Questa dovrebbe essere la vera libera informazione,
o c’è qualcosa di distorto in essa?
3) A Torino si sono tenute conto delle normali misure di sicurezza che dovrebbero essere applicate durante un qualsiasi spettacolo e/o evento pubblico? Vie di uscita sufficienti,
controlli, percorsi sdi esodo in sicurezza?

A me pare che questo triste episodio dimostri molte cose, intanto che siamo sotto effetto del terrorismo psicologico dell’ISIS ma anche dei media e degli stati che dicono di combattere
l’isis e invece se ne servono per fini interni.
Poi, una considerazione generale sulla natura umana, quando scoppia il panico la gente si comporta nella maniera più irrazionale, a Torino, al momento dello scoppio del petardo
(o presunto tale) la gente non era più fatta da persone normali ma una mandria di bufali che calpestava tutto e tutti. Nei filmati si vedono 10 ragazzi che cercano di bloccare
la folla impazzita facendo ampi gesti che non è successo nulla, sono le uniche persone che non hanno perso la testa, ma non c’è niente da fare, tutti a correre non si sa dove non si sa perchè.
Anche se fosse un atto terroristico, non è detto che correre all’impazzata verso presunte vie di uscita sia la cosa migliore da fare, anzi sicuramente non lo è.
Si crea infatti una situazione comunque ingestibile che crea più pericoli di bombe vere. In tutto questo la pubblica sicurezza dov’era? A parte quei pochissimi volenterosi che hanno cercato inutilmente di
far cessare il panico non si è visto null’altro. E quelle transenne? A più di qualcuno è venuto in mente l’Heysel…

Non voglio entrare nel capitolo “responsabilità” ma da quanto detto finora appare evidente che le responsabilità ci sono, sia sul fatto specifico, sia “in generale”.

 

infine un commento su facebook di una amica che mi pare molto “azzeccato”:

<Nel paese dell’ognuno per sé e dio per tutti, l’Isis non ha dovuto fare niente. L’attentato ce lo siamo fatti da soli.
Un momento eccellente per riflettere sul nostro senso civico e sulla percezione “dell’altro” che abbiamo, dalla fila alla posta fino al momento del pericolo.
E che figura di merda a livello planetario, scusate.>

 

 

 

Giovanni Falcone 25 anni dopo

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Attentato a Manchester, il ricordo di Falcone, l’incendio all’ECOX che continua tra l’indifferenza di chi avrebbe il dovere di bonificare la zona, con diossina ed amianto che passeggiano tra i cittadini. Vorrei scrivere di tutto questo, ma faccio fatica.
Faccio fatica comprendere perchè passa il tempo e quello che accadeva una volta accade anche oggi. Non cambia mai niente. Perchè non cambiano gli uomini, non cambia la natura umana, non cambia questa società, violenta, ingiusta e cattiva.
25 anni fa Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Antonio Dicillo, in una corsia di autostrada che li riportava a Palermo, sacrificarono la loro vita per la nostra sicurezza, per il nostro benessere di cittadini, per la nostra libertà. Non possiamo e non dobbiamo MAI dimenticarlo!
Giovanni Falcone, nella sua carriera di magistrato, aveva visto di tutto. Colleghi doppiogiochisti e spioni, lo Stato che al momento in cui doveva ricevere l’incarico che gli spettava come erede morale di Caponnetto, , tramite il CSM, lo beffò, dando l’incarico ad un anonimo collega che non aveva la minima esperienza di mafia. Amareggiato, accettò la proposta di Martelli di continuare il suo lavoro antimafia dal ministero della giustizia.
Falcone era osteggiato, insultato da molti politici, proprio lui che non aveva potuto indagare i piani altissimi del potere politico stoppato da un Buscetta che gli aveva detto chiaro e tondo: “se le dicessi quello tutto quello che so, io sarei preso per matto e lei avrebbe perso credibilità nei suoi processi”. Ed allora la caccia al potere mafioso Falcone l’aveva continuata “seguendo la pista dei soldi”, come diceva lui. E per questo aveva collaborato con Rudolph Giuliani a New York, con Carla Dal Ponte in Svizzera, alla ricerca dei passaggi di denaro da un capo all’altro dell mondo. E questo modo di fare inchieste srisultò molto proficuo e Falcone divenne il nemico pubblico N° 1 sia per la mafia sia per il potere politico ed economico che faceva affari con la mafia.
Ma quando l’aereo atterrò quel giorno a Punta Raisi, pur conscio del rischio perenne che lo accompagnava, non poteva immaginare che quello sarebbe stato l’ultimo atterraggio nella sua amata terra. Quel gigantesco boato che squassò una fetta di autostrada fu accolto con bottiglie di champagne stappate in tutte le case mafiose e nei salotti borghesi degli amici degli amici e di molti “potenti” che coprivano importanti cariche istituzionali. Certo non si turbarono gli andreotti o i cuffaro, e forse neache tutti quelli che sproloquiavano del “professionismo dell’antimafia”, come lo chiamavano. Persino Pannella si era, in qualche momento, speso per i diritti civili ai mafiosi, e la sua campagna contro l’articolo 41 bis dura tutt’ora.
L’uniche cose che a Giovanni Falcone, da morto, forse lo consolarono furono il fatto di essere morto in Sicilia e di aver avuto accanto fino all’ultimo sua moglie, Francesca Morvillo. Anche lei faceva parte, come professione e come sentimenti, della sua guerra contro la mafia.
Per ricordarlo preferisco soffermarmi sul sorriso triste di palermitano arguto dotato di un tagliente senso dell’umorismo, che alcune volte rivolgeva in modo quasi macabro anche su sè stesso, nel presagio che qualcosa potesse accadergli.
Ciao Giovanni, rimani per me che non ti ho mai conociuto di persona ma è come se ti conoscessi da sempre, l’esempio inarrivabile di onestà e di coraggio.

Rogo di Pomezia, cosa non ci dicono!

incendioPOmezia

Ridicola l’informazione istituzionale e dei media riguardo il rogo del capannone della Eco X a Pomezia.
Le istituzioni:

Per l’Arpa tutto oK: NESSUN PROBLEMA PER LA SALUTE DEI ROMANI E DINTORNI.
«Durante le operazioni di validazione dei dati della rete di monitoraggio della qualità dell’aria – fa sapere Arpa Lazio – sono state analizzate con particolare attenzione le concentrazioni misurate presso le stazioni Ciampino, Cinecittà e Fermi, più prossime al sito interessato all’incendio anche in considerazione della direzione dei venti prevalenti nella giornata. Oltre a queste stazioni sono stati considerati anche i dati rilevati dal mezzo mobile, posizionato nel centro abitato di Albano Laziale. Dall’analisi dei dati non emergono superamenti dei limiti imposti per la qualità dell’aria ambiente dalla normativa vigente».
A parte il fatto che l’Arpa effettua evidentemente i monitoraggi nelle aree ancora non soggette aI FUMI che seguono le correnti aeree dei venti, c’è da mettere in evidenza il solito tentativo di non “terrorizzare i cittadini” riguardo ai pericoli che si trovano di fronte, Per cui si agisce su un doppio binario: si negano rischi per l’ambiente, rimandando a futuri risultati sull’analisi dell’aria , e nello stesso tempo si chiede ai cittadini di Pomezia e dintorni di chiudere le fienstre delle loro abitazioni. SI bloccano centinaia di luoghi di lavoro e si lasciano aperti interi centri commerciali, Insomma, siamo al caos più totale!

Al di la di quando accerteranno le prime analisi sui fumi, vorremmo porre in evidenza:
1) un rischio DIOSSINA CERTO, non probabile! Infatti l’incendio della plastica provoca inevitabilmente la produzione di alcuni tipi di diossine, tutti quanti più o meno tossici
Caratteristiche principali delle diossine è la loro bioaccumulazione. Cioè a dire sono sostanze che si accumulano nei tessuti e negli organi, causando:
– alterazioni nel sistema immunitario
– danni allo sviluppo fetale
– sregolazione dell’equilibrio biochimico dell’organismo
– danni all’organismo riproduttore
– tumori di vario tipo
https://it.wikipedia.org/wiki/Diossine
Ricordiamo tutti gli effetti della tragedia di Seveso!
2) Rischio amianto molto probabile, in quanto sembra che le coperture fossero in cemento amianto. Un manager della ditta ha detto che si trattava di coperture in cemento ma di fatto, data l’epoca di costruzione dei capannoni, il “cemento” in questione non poteva essere altro che “cemento-amianto”, in pratica il solito eternit-killer. Ma su questo ancora mancano certezze, siamo solo nella fase delle ipotesi. Inoltre, dato che l’azienda smaltiva sostanze pericolose, non si può escludere la presenza nei fumi di metalli pesanti o altre sostanze inquinanti.
E’ bene quindi che i residenti in zone colpite dal fumo seguano una serie di accorgimenti per evitare il più possibile il contatto diretto o indiretto con queste sostanze (inalazione dei fumi o ingerimento di alimenti, o acqua, che sono stati inquinati dai fumi stessi)

P.s.: nella fretta dimenticavo le polveri sottili che sicuramente fanno parte del cocktail tossico portato appresso dai fumi… ma sono inezie… tutto va bene madama marchesa…