“Sorry, we missed you” un pugno sullo stomaco dello spettatore.

Uno impietoso spaccato della difficile vita di una coppia inglese che non riesce a sbarcare il lunario pur avendo ambedue un lavoro.

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Lui fa il corriere, costretto dal suo datore di lavoro a comprarsi a rate un furgone pur di lavorare ed a ritmi di consegne inumani. Lei fa assistenza domiciliare.sorryWeMissedYou5

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Hanno due figli nell’età critica dello sviluppo, e sono alle prese con lavori che non permettono nessuna sicurezza economica pur impegnando per più di dieci ore al giorno.

Il risultato di tutto questo è la difficoltà di vivere serenamente i rapporti familiari, visto che le assenze dei genitori pesano sui figli. Inoltre pur lavorando fino allo sfinimento, non è mai abbastanza per tirare avanti con serenità.

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Il film è una critica pesantissima ad una società Capitalistica che ha perso ogni componente umana, una società dove l’unica regola è quella del profitto e che chi non ha il pallino in mano del proprio lavoro è trattato di fatto come uno schiavo, anche, se, nei rapporti di lavoro, non esiste più la figura di dipendente, ma quella del “consulente”, del lavoratore autonomo, in realtà un lavoratore “free lance” che è stato precarizzato costringendolo a fare quella che in italia verrebbe definita una “partita iva”, senza più ferie, malattie, contributi, imborsi spese ecc. Senza più una protezione sindacale.

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Una società iperliberista dove chi non corre abbastanza viene abbattuto senza pietà da un sistema che mette in competizione gli “schiavi” tra di loro.

Potrebbe sembrare eccessivo, ma è lo spaccato della società di oggi, quella voluta dalle “riforme” dell’europa turboliberista.

Un film che fa venire tanta rabbia e che fa riflettere.

Inoltre un grande regista ha portato a livelli altissimi i 4 protagonisti del film, i due genitori, e i due ragazzi che fanno i figli, bravissimi e credibilissimi.

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Il protagonista principale, Kris Hitchen, ha la faccia di uno qualunque, in qualche modo lo è davvero, visto che ha cominciato facendo l’idraulico per circa un ventennio e solo dopo i 40 anni ha scoperto una vena artistica di attore. Idem l’attrice che interpreta la moglie, col volto da donna qualunque, al suo debutto al cinema.

Ma Loach è abituato a trovare gli attori dei suoi film o tra persone normali o tra attori molto poco conosciuti.

Splendida prova anche dei due ragazzi, i figli della coppia, che rendono magnificamente la drammaticità del racconto. Lei, bambina scioccata dai litigi tra i genitori e tra genitori e suo fratello. Il ragazzo interpreta la parte di un ragazzo difficile, grafitaro e dal carattere border line, che si esprime solo tramite graffiti illegali sui muri, spesso marina la scuola e si picchia coi compagni, Ma fondamentalmente è solo un ribelle alla ricerca di una sua identità, che nel momento più drammatico trova la forza di riappacificarsi coi genitori.

Un film che sprigiona rabbia, tenerezza, commozione e che alla fine ti fa incazzare, perchè pensi, non è giusto, non è umano che questa debba essere la vita di una famiglia come tante altre, preda di una precarietà che non lascia speranze.

La narrazione spietata di Loach ci porta ai romanzi di Dickens.

Complimenti ad un regista che ad 83 anni riesce ancora a raccontare storie di povertà, di gente del popolo. Questo film è frutto anche di una ricerca dello sceneggiatore di Loach tra i corrieri tipo quelli per amazon, costretti a correre pe 12 ore al giono per non “bucare” le consegne e vedersi decurtare il già magro guadagno quotidiano. I loro racconti hanno ispirato questo film che infatti è estremamente realistico.

Da non perdere!

La mancanza di privacy nelle casse automatiche…

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Sono reduce dalla spesa ad un supermercato, in questo caso una coop, anzi ipercoop.

C’è fila alle casse, scelgo la casse automatiche, dove c’è meno fila, però scopro che queste casse funzionano solo se si ha la o tessera del supermercato stesso o se si scansiona, ad inizio scansione articoli, il proprio tesserino sanitario.

Mi sono rifiutato e sono andato ad una cassa normale, anche se facendo una bella fila.

Il perchè è semplice. Con la scansione del tesserino sanitario, come con la tessera del supermercato, io sono di fatto “profilato”, nel senso che vengono registrati prodotti che acquisto, registrazione utile in caso di future campagne pubblicitarie. E chi mi dice che questi dati, dopo, non vengano venduti a qualche società terza?

Insomma, nell’epoca in cui ci sono duemila leggi per tutelare la privacy, in realtà della nostra privacy ne fanno carne di porco… E questo è solo un piccolissimo esempio.

E’ comunque evidente che nella “smart City”, di cui spesso si sproloquia, oltre a perdere i rapporti tre le persone, sostituiti dalle macchine, cala paurosamente la privacy delle persone.

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Nella “smart city” siamo sempre connessi, ovvero siamo sempre potenzialmente controllabili, intercettabili, ricattabili. E tutto questo avviene con la beata incoscienza di chi usa le nuove tecnologie senza capire il loro esatto funzionamento.

Personalmente preferisco non essere “smart”, avere un controllo logico e non analogico della realtà e non fidarmi di quello che mi propinano. Quasi sempre sotto c’è un “trucco”.

La Resilienza e la Rete

resilienceLa Resilienza è la capacità di adattamento di un sistema, a seguito di cambiamenti, in genere traumatici, indotti da fuori il sistema stesso.

Il concetto può concernere la singola persona, una società, un sistema di qualsiasi tipo, addirittura si parla di resilienza dei materiali, delle piante, degli animali.

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Le comunità umane, una volta, vivendo in armonia con la natura, avevano un alto grado di resilienza. Occorreva poca energia, ci si cibava di quello che si trovava e ci si adattava alle variazioni delle condizioni ambientali. Spesso ci si muoveva da un luogo all’altro, a seconda del clima, dell’acqua, degli animali, ecc

Questo avveniva nelle prime società umane, quelle che vivevano in armonia con la natura.

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Poi le cose sono cambiate, le società umane si sono meglio strutturate ma sono diventate più esposte a cambiamenti di tipo esterno. La nascita o la scomparsa di nuove civiltà sono andati di pari passo con la capacità o meno dell’uomo di adattarsi ai cambiamenti. Siamo passati a società “centralizzate”.

La società di oggi, nonostante una tecnologia avanzatissima rispetto al tempo passato, sono diventate società con un basso grado di resilienza. Gli eventi naturali sono lo specchio di questa situazione. Bastano pochi giorni di pioggia e vento forte a mettere in ginocchio una nazione come l’italia. Allagamenti, frane, crolli, zone isolate, alberi abbattuti dal vento come fossero fuscelletti.

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Questo provoca difficoltà di movimento, mancanza di energia. Senza l’elettricità ormai non si fa più nulla. Nel peggiore di casi, oltre ad avere tutti gli apparecchi elettronici ed elettrici fuori uso, manca la comunicazione, non c’è riscaldamento delle case nè raffreddamento delle scorte alimentari, alcune volte non si può cucinare, non c’è luce, insomma si cade nella paralisi totale delle attività

In questi giorni, paradossalmente, l’allarme è dovuto al fatto che non piove e non tira vento da qualche giorno. E’ salito oltre il livello di guardia la quantità nell’aria di polveri sottili e quindi molti comuni prendono provvedimenti, peraltro abbastanza inutili, quali bloccare le auto più vecchie ed inquinanti, fermare la circolazione nei cenmtro città e poco altro. Misure che sono un palliativo tanto per dire: abbiamo fatto qualcosa. Di polveri sottili si muore, ci si ammala, ma ormai ci siamo abituati anche a questo.

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Che civiltà è la nostra dove non c’è resilienza, dove qualsiasi situazione meteo appena fuori dalle medie provoca situazioni di crisi ed allarmi, dove basta poco per mettere in crisi la nostra vita?

Soluzioni? La bacchetta magica NON esiste. Sicuramente serve maggiore RESILIENZA. Per avere più resilienza il sistema economico e sociale dovrebbe non essere più piramidale, o centralizzato, con la cima della piramide che fornisce, ad esempio energia (Mega-centrale elettrica), o salute (pochi e grandi ospedali), o processa i rifiuti (megainceneritori e/o megadiscariche), centralizzando i servizi.

La resilienza si ha invece nello sfruttare un sistema “a rete”, dove ciascun nodo possa autonomamente gestire un servizio o produrre energia, o risolvere un’emergenza.

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Rendere le piccole comunità il più possibile autonome, in grado di gestirsi autonomamente, di non dipendere da uun’organizzazione centralizzata. Questi apparati di rete hanno un minor impatto ambientale, perchè sono più piccoli e più adatti al territorio in cui stanno.

I vantaggi: Trasferire ai nodi le capacità e le competenze della punta delle piramidi significa avere più velocità nell’affrontare qualsiasi situazione, nel risolvere un problema locale, nel gestire un’”Emergenza”. Abbiamo visto che tutto può essere emergenza.

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< N.B.: il sistema a “rete” è quello di tipo “C”>

Inoltre un sistema ”a rete” è più democratico, è più a misura di cittadino, è più controllabile, è più flessibile, ha minori costi, è meno soggetto a fattori corruttivi, se c’è il controllo dei cittadini.

I “Nodi” hanno una loro autonomia ma sono parte della rete, quindi un nodo può aiutare un altro nodo in caso di necessità. Per i nodi ci sarebbe un principio di sussidiarietà, per cui l’intervento centralizzato avverrebbe solo in caso di mancata gestione del problema da parte del nodo stesso.

Questo accorciamento delle distanze tra cittadini ed istituzioni farebbe si che i cittadini si sentirebbero più invogliati alla partecipazione, avrebbero più evidente cos’è “il bene comune”, da proteggere ed implementare.

Questo presuppone una diversa idea di stato, molto meno centralizzato ma strutturato “ a rete”, in modo che la rete abbia, entro certi limiti, una sua autonomia di manovra e di gestione.

Che ne pensate? Secondo portare il concetto di resilienza anche nella politica potrebbe essere una bella mossa…

 

L’uccisione del generale Qassem Soleimani, le prime immagini

Nuova “impresa” degli americani, la cui responsabilità è stata addossata dalla segreteria di Stato Usa al presidente Trump,
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è avvenuta in Iraq, dove un drone americano ha attaccato un convoglio militare in cui c’era anche il generale Iraniao. Un’azione sicuramente suggerita e preparata anche con la complicità del Mossad, il servizio segreto israeliano. Questo si può considerare un vero e proprio atto terroristico compiuto da una nazione nei confronti di un’altra, nel territorio di un’altra ancora.

In pochi giorni gli Statunitensi sono riusciti nel fantastico risultato di provocare una sicura reazione di guerra da parte dell’Iran, che prima o poi avverrà. magari in forma indiretta, un attacco ad una petroliera nello stretto di Hormuz, ad esempio, o un’azione terroristica a sorpresa in un qualsiasi sito nel medioriente e di irritare profondamente gli stessi iracheni, che si sono visti arrivare questo raid senza esserne preventivamente avvertiti.

Gli americani giocano col fuoco, è forte il rischio di una escalation del conflitto, e questa vera e propria azione terroristica ha sconcertato quasi tutti i paesi del mondo, a cominciare dalle altre grandi potenze, prima di tutti Russia e Cina, ma anche la Francia si è dimostrata stupita da questa azione che, nella migliore delle ipotesi, è stata definita, “spropositata”.

A dispetto di questa azione che vorrebbe mostrare forza, ora gli americani hanno in medio oriente il terreno che gli scotta sotto i piedi, a parte Arabia Saudita e Israele si trovano a giocare una partita dove la maggioranza delle popolazioni e degli stati sono sempre più fortemente anti-americane ed è presumibile che accadranno molti fatti non proprio distensivi.

E’ colpa solo di Trump? Certo che no. Trump è evidentemente ostaggio della lobby delle armi e della lobby sionista, due lobbies fortissime nel parlamento americano. Molti deputati e senatori hanno accusato Trump di aver fatto una mossa pericolosa senza avere prima avvertito il congresso, ma è chiaro che il presidente, accerchiato dall’inpeachment e da una campagna elettorale difficile, sia facile preda dei falchi della sua amministrazione, dietro i quali c’è israele per cui l’Iran è il nemico numero 1.

Ricordiamo che il generale Qassem Soleimani è noto soprattutto perchè è stato il più grande nemico dell’ISIS, e questo la dice lunga. Se pensiamo agli spostamenti di combattenti ex isis dalla siria alla libia e alle mosse della Turchia e di altri paesi capiamo quanto sia complicata la situazione nei vari scenari.

 

Una cosa è certa: noi italiani avremo danni da questa situazione, danni economici e danni politici… La prima cosa da fare sarebbe quella di cercare di allentare la stretta americana, fatta di basi aeree sul nostro territorio e scrollarci di dosso questa alleanza sempre più pericolosa.

 

Le Balle sull’Inceneritore di Brescia…

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Vi ricordate il battage pubblicitario attorno all’inceneritore di Brescia?

Un inceneritore in città, che veniva “venduto” come il “progresso” che avanza. Questo accadde nel 1999.

Nel 2018, secondo voi, qual’è la regina (in negativo, purtroppo) delle polveri sottili in Italia? Guarda caso è ancora Brescia, ma sì proprio la città sede di questo vero e proprio mostro ambientale, l’inceneritore dell’A2A a Brescia.

Questa è la classifica 2018 delle polveri sottili in Italia:

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Ricordo alcuni dati basilari che riguardano un inceneritore, detto spesso impropriamente “termovalorizzatore”, perchè così è più Trendy e fa meno Paura:

su 100 kg di rifiuti, mediamente

70 kg finiscono nell’aria

30 kg rimangono o come sostanza vetrosa residuo della combustione o come polveri nei filtri

Il materiale che finisce nell’aria, diossina, furani, PM10, PM2,5 nonché le particelle ancora più piccole, dette Nanoparticelle, entra nell’atmosfera e viene quindi respirato dai cittadini che vivono nei dintorni, a secondo il vento che porta i fumi da una parte o dall’altra. Più piccole sono le sostanze emesse e più entrano facilmente nei nostri polmoni e nelle nostre cellule. Con tutte le conseguenze sanitarie, che vedremo.

In oltre i fumi contengono anche quantità significative di

  • ossidi di azoto
  • monossido di carbonio
  • ammoniaca

I controlli: per lo più i controlli sono effettuati dalla stessa azienda produttrice dell’energia che autocertifica che i valori siano sotto la norma. Controlli periodici da parte dell’Arpa o non ci sono o quando ci sono sono scarsi. Non esistono controlli sulle particelle più piccole.

I 30 kg di sostanza solida vanno a finire comunque in discarica come “rifiuto speciale”.

Quindi:

  • non è vero che con gli inceneritori non servono le discariche
  • non è vero che gli inceneritori non inquinano
  • non è vero che con gli inceneritori si “guadagni energia” in quanto il rendimento del processo industriale di un inceneritore è bassissimo, molto peggiore di quello che permetterebbe ai rifiuti di essere usati come materia prima seconda.

Torniamo alle polveri sottili, limitiamoci a vedere i danni per i bambini e le gestanti:

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Infine, ecco il link per uno studio dei medici francesi su inceneritori e termovalorizzatori ancora valido.

Il tragico investimento delle due ragazze a Corso Francia.

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Alcune riflessioni dopo il fatto.

Alcune indiscrezioni dicono che il ragazzo investitore, Pietro Genovese, figlio del famoso regista, aveva un tasso alcolemico superiore al massimo concentito che è 0 per un neopatentato, ma anche superiore al limite previsto per un patentato normale. Inoltre sembra che sia risultato positivo anche a droghe, probabilmente quell’hashish che gli aveva portatio delle sanzioni precedentemente.

Difficile dare un giudizio, non è detto che l’assunzione fosse relativa allo stesso giorno e per il tasso alcolemico, basta poco per risultare positivi.

Ma queste considerazioni non devono essere una scusante. Quando ci si mette alla guida occorre essere sicuri di essere in regola e basta poco per risultare positivi al test alcolemico.

D’altra parte sembra che le due amiche, Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann, abbiano attraversato fuori dalle strisce pedonali, quando c’era il rosso per i pedoni e che il ragazzo non le abbia viste prima di investirle perchè coperte da un’altra auto che le ha evitate per poco, coprendo la visuale.

Ma di questo stanno indagando la polizia ed il GIP. Al di la delle responsabilità, il ragazzo si è comunque fermato subito e quindi, se non altro, non ha omesso il soccorso, resta il ripetersi di incidenti sulla strada che vedono coinvolti mortalmente pedoni, ciclisti, motociclisti e automobilisti.

Roma è una città molto pericolosa, con molto traffico ed un andamento dei veicoli “a scatto” per cercare di ovviare alla lentezza del traffico stesso. E poi c’è la distrazione, i telefonini sempre in mano di pedoni ed automobilisti, le manovre improvvise e la forte velocità. Per non parlare delle buche, che sono spesso delle “trappole mortali”. Il problema delle buche non si risolve mettendo degli assurdi limiti di velocità ma, semplicemente, tappandole.

Il tutto è un micidiale cocktail che provoca, solo in Italia, ogni anno, più di 3.000 decessi.

Il trend in quest’ultimo anno è andato crescendo e si prevede che il 31 dicembre si arriverà a quota 3.500 decessi nell’anno. Troppi.

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Serve un cambio di passo. Per prima cosa agire sul comportamento di chi sta su strada. La distrazione è una delle cause principali, SI guidano i mezzi e si attraversano le strade guardando il telefonino invece che guardare quello che avviene per strada. Poi c’è la velocità eccessiva, l’uso di sostanze che allentano i riflessi e le capacità dei guidatori (alcool e droga).

Chi si mette alla guida non dovrebbe aver bevuto neanche una goccia di alcool, visto che il tasso alcolico massimo consentito è di appena 0,5 g/l. Chi beve e guida rischia sanzioni pesanti, che salgono se si superano i 0,8 g/l.

Siamo un paese dove la sicurezza, che sia stradale o che sia sul lavoro o domestica, è un OPTIONAL. Serve una educazione alla sicurezza che parta dalle scuole e segua tutto il percorso formativo della persona. Troppo spesso si rischia la vita per una stupidaggine, una leggerezza, una sottovalutazione del rischio.

Pensiamoci bene a tutto ciò, perchè, facendo i debiti scongiuri, ognuno di noi può diventare la prossima vittima o il prossimo investitore. E le conseguenze sono sempre drammatiche. Non serve aumentare le sanzioni, serve aumentare l’informazione, la formazione e l’addestramento delle persone.

Ogni incidente è dovuto in genere non al caso o alla fatalità ma ad un combinato disposto di cause evitabili che aumentano i rischi fino a provocare l’incidente.

E quando accadono questi fatti, la vita delle famiglie coinvolte viene sconvolta in modo irreparabile.

La Democrazia Diretta Oggi

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Leggo spesso dire che in Italia ci vuole la Democrazia Diretta. A parte tutte le considerazioni su cosa sia o non sia la Democrazia Diretta, che meriterebbero volumi e non poche righe di un post, vorrei dire che il concetto di democrazia diretta ma anche di democrazia presuppone a monte alcuni paletti, alcuni concetti base senza dei quali non esisterebbe nessuna democrazia.

Io sono perfettamente d’accordo di implementare il più possibiler la D.D. , premettendo però che:

  • attualmente vige la democrazia rappresentativa. E’ impensabile che la Democrazia Diretta possa mai sostituirla integralmente ma può essere invece un ottimo strumento per rendere più viva e reale quella democrazia rappresentativa che oggi è ostaggio del potere delle lobbies e dei partiti.
  • Non c’è Democrazia, diretta o rappresentativa, senza una corretta informazione. Da noi il vulnus della carenza democratica nasce anche da una informazione prona ai poteri forti. Non c’è niente da fare. Comanda sempre il Dio Denaro. Che serve ai giornali per campare ed ai politici per fare quella penosa campagna elettorale permamente sui media e sui social. SENZA INFORMAZIONE NIENTE DEMOCRAZIA DIRETTA. Lo sanno bene gli svizzeri, che per i loro referendum, prevedono uguale spazio di informazione per i SI e per i NO.
  • Ci sono dei valori imprescindibili che debbono essere alla base di una società democratica. Sono quelli che chi ha partecipato a RETE DEI CITTADINI chiamava “i nostri paletti” o meglio “il nostro Manifesto”. Non ci può essere democrazia se non si tende al BENE COMUNE, alla SOVRANITA’ DEI CITTADINI, ad alcuni servizi che debbono restare pubblici: SANITA’ ed ISTRUZIONE PUBBLICI su tutti, ma anche ACQUA PUBBLICA. Anche l’Ambiente è un bene pubblico che va tutelato. Poi ci sta anche la libertà di iniziativa economica privata, ma a condizione che questa non confligga coi beni primari di cui sopra.
  • Naturalmente, tra tutte le SOVRANITA’ di cui i cittadini si vogliono riappropriare, c’è anche quella monetaria. Non è questione di essere nazionalisti e di preferire la lira all’euro quanto piuttosto di ribaltare il concetto di economia. L’economia deve essere al servizio dei cittadini e non che la vita dei cittadini debba essere condizionata pesantemente dall’economia, che oggi gira solo per favorire i potentati economici che si sono fatte le loro regole ad hoc.
  • Altro punto basilare è quello della LEGALITA’. In un paese come il nostro devastato dalle mafie e dall’illegalità, è impossibile qualsiasi progetto per un futuro migliore se non si tagliano le mille braccia della piovra mafiosa.

Senza tutto questo, parlare di democrazia diretta è un po’ come prendere il thè in poltrona quando fuori c’è la tempesta, Molto bello ma anche molto inutile.

Il grande bluff delle sardine

Lo devo ammettere, ci avevo sperato. Che potesse essere davero un movimento contro il salvinismo, contro chi vuole l’uomo solo al comando e contro nuove forme di autoritarismo. Aperto, esterno ai partiti, con belle istanze.

Ho frequentato un po’ i gruppi in rete, per capire. Avevo notato che c’erano molti attivisti del PD che cercavano di prendere consensi, ma c’era anche molta gente in buona fede che sperava in un po’ di aria nuova per la politica italiana.

MI SONO SBAGLIATO

Che la maggioranza fosse di sinistra ci sta, essendo un movimento antisalvinista, ma ho ho capito l’errore quando ho letto il curriculum di Mattia Santori, il giovane sardina-leader. Vediamo:

E’ laureato in economia e diritto all’Università di Bologna con una tesi sul Tav.

Sul sito del RIE c’è scritto:

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Su  Linkedin ci sono molti link interessanti ad aziende o situazioni.

E’ allievo del prof Ciò, econ lui ha firmato contro il referendum anti-trivelle.

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E’ un personaggino pro-grandi opere, pro-sblocca italia, contro l’ambiente ed a favore di tutte quelle attività industriali che stanno rovinando l’ambiente in Italia.

Mi è bastato. Avevo sentito delle voci che sostenevano una sua vicinanza con Chicco Testa, dal suo percorso lavorativo è evidente che ci sta anche questa ipotesi, visto i suoi rapporti con le aziende energetiche.

Alcune screenshot da linkedin:

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Praticamente un supporter delle lobbies petrolifere, contro le battaglie ambientaliste.

Mi chiedo a chi si riferisse ogni volta che, in una intervista dice, “mi suggeriscono di stare calmo”... chi sono i suoi “suggeritori”, davvero i suoi compagni di avventura, che sembrano ragazzotti qualsiasi? La risposta non ce l’ho ma posso immaginare che ci sia qualcuno più grande dietro, a questo punto, non essendo questo un ragazzo venuto propriamente “dal nulla”, come si poteva pensare all’origine.

Si vede che lui è un ragazzo “in carriera”, ambizioso, intelligente, che vuole scalare posizioni in maniera rapida e ha trovato l’ascensore adatto, quello delle sardine.

Mi dispiace perchè ci avrei voluto credere all’anima romantica delle sardine, ma qui ci hanno tolto tutto, anche le anime romantiche…

E’ inutile dire che il 14, a Roma, non sarò in piazza con le sardine!

E voi, che ne pensate??

L’Inganno dei “Termovalorizzatori”

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Leggiamo molto spesso sui social, persone ma anche politici e persino giornalisti, che, prendendo per buono quello che leggono o “captano”, invocano nuovi “termovalorizzatori” che risolverebbero il “problema dei rifiuti”.

Chiariamo per l’ennesima volta: Avere un “Termovalorizzatore” significa BRUCIARE I RIFIUTI IN UN INCENERITORE che poi converte in energia una minima parte dell’energia prodotta.

I risultati della combustione sono: produzione di sostanze tossiche come furani, diossine, nano particelle che si spargono nell’aria e che vengono respirate dai cittadini che abitano nei dintorni dell’inceneritore e anche a distanza, visto che il vento porta via i fumi da una parte all’altra. Non ci sono filtri che possano risolvere questo problema delle particelle liberate nell’aria.

Inoltre il 30 % in peso del materiale bruciato, quello che non è liberato in aria dalla combustione, rimane nell’impianto sotto forma di residuo vetroso che deve essere smaltito come RIFIUTO SPECIALE. Questi sono gli inceneritori/termovalorizzatori.

Tra l’altro “termovalorizzatore” è un termine esclusivamente italiano, dettato dai politici che non vogliono “spaventare la gente”. All’estero si chiamano sempre “inceneritori”, incinérateur in francese, incinerator in inglese, incinerador in spagnolo, ecc. Se non mi credete andate su google e trovate le traduzioni di termovalorizzatore nelle varie lingue, non lo troverete!

Viene chiamato sempre “inceneritore”! Perchè è e rimane un inceneritore!!

All’estero, è vero che in passato ne hanno costruiti tanti ma è anche vero, primo che ormai da tempo non ne costruiscono più, e poi che se prendono i nostri rifiuti per i loro inceneritori è perchè loro NON PRODUCONO PIU’ ABBASTANZA RIFIUTI per “nutrire” gli inceneritori stessi, in quanto fanno una serissima differenziata ed hanno ripreso a fare quello che facevano i nostri nonni, tipo il vuoto della bottiglia di vetro del latte che viene restituito in cambio di una piccola somma e così via. E’ quello che dovremmo fare anche noi.

RIDURRE i rifiuti , fare una seria differenziata, riciclare e riutilizzare, in modo da azzerare quasi i rifiuti.

ATTENZIONE AD INVOCARE I TERMOVALORIZZATORI/INCENERITORI, sono fonte di tumori per noi e per i nostri figli.

Oggi purtroppo, da un lato il business delle ecomafie, che risolve il problema dei rifiuti con discariche illegali ed roghi tipo “Terra dei fuochi”, dall’altra la presenza di politici o corrotti o ignoranti, o tutt’e due, che spingono per la costruzione di nuovi inceneritori perchè sono enormi investimenti da cui traggono guadagno banche, imprese ed i politici stessi grazie a laute mazzette.

Quindi?

Quindi le soluzioni, può sembrare strano o banale, ma sono quelle che adottavano i nostri bisnonni: Per loro la “spazzatura”, quello da buttare via, era solo quello che appunto veniva spazzato a terra. La carta già si riciclava, basti pensare all’uso che si faceva dei giornali avanzati: si usavano per incartarci le uova, come protezione al freddo, per fare la cartapesta, e poi per produrre cartone, ecc.

Il vetro veniva riciclato tramite i vuoti a restituire, e già era possibile produrre vetro con il vetro vecchio, tritato e rimesso in produzione. Il metallo era già allora riciclabile, veniva fuso e riutilizzato. E la plastica? La plastica all’epoca semplicemente NON ESISTEVA! E’ stata una invenzione abbastanza recente, messa in produzione a partire degli anni sessanta. Vi ricordate la pubblicità di Gino Bramieri a Carosello? E MO E MO… MOPLEN.

Oggi la soluzione per la plastica è in una politica nazionale o europea che elimini il più possibile gli imballaggi, settore in cui la plastica la fa da padrona, e vietare tutti i tipi di plastica che non siano riciclabili o che non siano di origine vegetale e quindi, ad esempio, totalmente compostabili. Molti studi avanzatissimi in proposito sono già arrivati alla produzione industriale.

La plastica parzialmente riciclabile è un bluff, in quanto o è tutta compostabile o non lo è, non esistono cose solo parzialmente compostabili.

Dovremmo andare verso la proibizione dell’uso di sostanze o prodotti che non possano essere completamente riciclabili, riutilizzabili o compostabili, dando ai produttori l’obbligo di interessarsi del prodotto anche a fine vita del prodotto stesso, della serie, rispondere alla domanda, quando il prodotto xy non funziona più, cosa ne facciamo di quel che rimane?

Un mix di tecnologia, politica e buonsenso che non sarebbe né fantascenza, nè un miraggio lontano.

Quello che però possiamo fare come cittadini, nel nostro piccolo, non è poco.

Possiamo:

  • Limitare l’uso di imballaggi, preferendo l’uso di prodotti sciolti

  • Limitare l’uso della plastica nella vita quotidiana. Niente più piatti o posate in plastica, uso di buste resistenti e riutilizzabili, diminuire gli oggetti in plastica che usiamo

  • Fare la differenziata in modo corretto, informandosi cosa va dove (ogni comune ha delle regole di differenziazione diverse)

  • Se si ha la possibilità, avendo un giardino o un terrazzo grande, tenere una compostiera, magari autocostruita, cosa che permette di produrre ottimo terriccio per le piante senza avere grandi fastidi.

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  • Riutilizzare le cose che non utilizziamo più in modo creativo, molti oggetti possono avere una seconda vita usandoli per altri scopi, su internet si trova un mondo sull’arte del riciclo, oppure vendere o regalare le cose che non utilizziamo più. Quello che per noi è diventato “monnezza” per un altro potrebbe essere ancora qualcosa di utile.

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  • Se un oggetto ingombrante o elettronico non riusciamo a riciclarlo, aggiustarlo, venderlo o regalarlo, allora portarlo al più vicino “Centro di raccolta ingombranti” , ogni comune, in genere, ha dei punti di raccolta.

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L’Olio di cucina usato deve essere smaltito anch’esso presso gli appositi centri di raccolta. Buttare l’olio avanzato nel lavandino o nel wc crea problemi all’ambiente, perchè l’olio che finisce nel ciclo delle acque nere crea problemi una volta che  l’acqua di scarico arriva presso gli impianti di depurazione o direttamente a mare o in un corso d’acqua. L’olio crea un velo  nell’acqua che impedisce la vita di molti organismi e microorganismi importantissimi per l’ambiente.

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E’ vero che sui rifiuti in Italia, lo  diciamo da sempre, siamo all’età della pietra, però è compito non solo dei politici e degli amministratori locali, ma anche di noi cittadini, di fare ogni sforzo. Ognuno di noi può dare un piccolissimo ma decisivo contributo.

Infine, chiedete a politici ed amministratori locali, cosa stanno facendo, a parte le chiacchiere, per risolvere i problemi dei rifiuti e pretendete dei risultati!

In questo periodo nei dintorni di Roma, ed in provincia, a Falcognana come all’Inviolata, e ai Castelli Romani come ad Aprilia, si sta cercando di aprire nuove discariche e nuovi Centri di TMB (Trattamento Meccanico Biologico). Ma questi nuovi centri, oltre a peggiorare la qualità della vita degli abitanti delle vicinanze, non riasolveranno comunque il problema se a monte non c’è la strategia di cui abbiamo parlato fino ad ora. Diffidate dai politici che si presentano come “salvatori della patria” che impediranno che si apra una discarica vicino casa nostra! Molto probabilmente sono dello stesso partito che in trent’anni non ha fatto nulla di cui sopra per risolvere la questione rifiuti ed ora vorrebbe cavalcare, per ricavarne voti, l’effetto NIMBY (Not In My Back Yard) ovvero, “non nel mio giardino”.

NIMBY.jpg Ma se il problema fosse solo questo, la questione sarebbe una lotta tra zone diverse a chi riesce a scansare la discarica. Invece la questione va risolta a monte creando un ciclo corretto dei rifiuti, per cui non ci sono più inceneritori, le discariche si riempiono molto più lentamente perchè l’indifferenziato è molto minore, c’è molto meno puzza e l’impatto ambientale globalmente è molto minore. A quel punto anche gli impiantio necessari sarebbero di meno e meno impattanti.

Umbria: Dalla Padella alla Brace!!

ELEZIONIuMBRIA2019

 

Umbria: L’ennesimo passaggio dalla padella alla brace…

La scoppola presa dai partiti di governo è di quelle brutte brutte.

Il PD tutto sommato se l’aspettava, reduce da uno scandalo-sanità che gli aveva praticamente “sgonfiato le gomme”.

Quello che stupisce invece, non è tanto il crollo del M5S, ampiamente previsto anche questo, ma la scelta suicida di legarsi al PD anche a livello locale. D’altra parte l’insipienza politica di Giggino lascia sempre più attoniti.

Il M5S, invece di “cambiare marcia” e cercare l’alleanza con vere liste civiche, coi movimenti dei cittadini, con la cittadinanza attiva, si è ripiegato ancora negli accordi di vertice.

Come potevano pensare di attrarre i loro elettori facendosi vedere in giro con Zingaretti e gli altri notabili del PD? Persino l’altro Matteo, sentendo puzza di bruciato, ha evitato accuratamente l’Umbria.

Il M5S adesso si è schierato apertamente col partito della corruzione.

Ammettiamo pure che ci sia una logica in questo governo nazionale. Ammettiamolo, anche se non siamo troppo convinti. Neanche con il motivo anti-salvini. Non si può governare solo “contro”, servono proposte nuove.

Ma anche se ci fosse una logica a livello nazionale, a livello locale questa logica non c’è. Ci sono decenni di potere consolidato nelle regioni “rosse” che il M5S abbraccia improvvisamente, alla faccia dei suoi elettori che invece chiedevano una spallata al sistema di potere attuale, giunte rosse comprese.

Si è fatto un regalo gigantesco al destro-centro, al duo salvini-meloni con berlusca che costretto a fare il portatore d’acqua, con F.I. ridotta al lumicino.

La destra ha vinto dicendo che stava dalla parte dell’onestà ( come se moltissime decine di amministratori locali forzisti, leghisti e fratellisti non fossero in galera, indagati in scandali, nella migliore dell’ipotesi per malversazioni, nella peggiore per collusione attiva con la mafia ), dalla parte dei cittadini (come se il governo monti, la legge fornero ed il Fiscal Compact, il Trattato di Lisbona e di Dublino, insomma gli accordi europei che ci legano mani e piedi, non l’avessero votati anche loro).

Insomma, cambia il governo dell’umbria, probabilmente per andare peggio invece che meglio. Lega, FI e FDL non sanno dov’è di casa il buongoverno, il problema è che mancano partiti “seri” di cui ci si possa davvero fidare. Per cui aspettiamoci nel futuro ancora una avanzata della destra che poi fare flop, di fronte alla necessità di governare seriamente e non con gli slogan.

Come partito degli slogan quello del capitone batte abbondantemente tutti. Come partito del costruire un’Italia migliore il capitone ha già dimostrato di essere latitante quando c’è da prendere una scelta coraggiosa o da affrontare l’europa. E poi preoccupa la deriva anti-ambientalista, più cemento, più petrolio, più grandi opere inutili, il nazionalismo razzista, la flat tax che dà ai ricchi quello che toglie ai poveri, lo stare dalla parte degli interessi delle grandi aziende e dei più ricchi invece che dalla parte dei cittadini, il neoliberismo selvaggio che taglia ogni spesa sociale, il taglio degli spazi di democrazia già iniziato tra le pieghe del decreto salvini.

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Le persone che adesso li hanno votati in base a fattori emozionali, capiranno troppo tardi lo sbaglio che hanno fatto.

In verità in Italia il vero bipolarismo è quello di passare ogni volta dalla padella alla brace e viceversa…

Povera Italia…